Rossi-Zeman:l’ultima scia del 4-3-3. Dal 2003 il gioco spumeggiante è solo una chimera

Cresciuti e…pasciuti con il modulo iper-offensivo secondo il motto:”4-3-3 non amo che te”. Pane e verticalizzazioni, tagli quelli di Ricchetti, De Cesare, De Silvestro, Strada e tutti quegli esterni, interpreti di un sincronismo perfetto in grado di abbinare il gioco con i risultati. Si cominciò ad inculcare, a Salerno, la mentalità offensiva con Delio Rossi, inizialmente inviato a Salerno da patron Casillo quasi come una punizione. L’allenatore inesperto della Primavera del Foggia, assunto a ripiego per la Salernitana, salvo poi rivelarsi una grande risorsa. Negli anni 90 la squadra granata ha vissuto i momenti più  belli della propria storia calcistica, sposando in pieno quei dettami tattici del calcio propositivo: la conquista della finale play off con la Juve Stabia, il campionato successivo di B terminato con la sfortunata gara di Bergamo e la cavalcata in massima serie sono solo alcuni dei ricordi di un modello di gioco abbandonato dal 2003. Dopo aver detto addio al Profeta Delio Rossi, Salerno nel 2001 accoglieva in pompa magna, in palazzo di Città il maestro boemo Zdenek Zeman. Dopo un primo anno vissuto con alti e bassi, nella stagione successiva Salerno conobbe l’onta della retrocessione cancellata solo dagli effetti del caso Catania. Da allora, eccezion fatta per la parentesi Costantini (allenatore della Salernitana dell’Ance Salerno), il 4-3-3 è stato incredibilmente riposto nel cassetto dei ricordi così come il gioco, diventato all’Arechi, una vera e propria chimera.

Ennio Carabelli

Dal 2005 iscritto presso l'Ordine dei Giornalisti-Regione Campania, sezione pubblicisti. Laureato in Giurisprudenza. Ha svolto lavoro redazionale presso il quotidiano "Cronache del Mezzogiorno". Collaborazioni attive con il quindicinale "Arechi News". Direttore Responsabile del quotidiano sportivo on-line Vocesport.com

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