Menichini in confusione: Gatto in panchina in onore del 3-5-2

6 fotoreporter guglielmo gambardellaWCome può uno scoglio arginare il mare della paura e del difensivismo ad oltranza.  La Salernitana ha impiegato più di metà campionato per riuscire a trovare un’identità tattica con il 4-4-2. Magari l’allestimento della squadra ad Agosto e l’intervento tutt’altro che ragionato in sede di mercato di riparazione invernale, non consente di assicurare quella copertura al reparto difensivo per le caratteristiche di determinati calciatori come Gatto ed Oikonomidis adattati sulle corsie esterne di centrocampo onde assicurare la doppia fase di proposizione ed interdizione. Tale modulo tattico, tuttavia, risulta essere il male minore, il vestito capace di ottimizzare le bocche da fuoco lì davanti, sempre in grado di capitalizzare le occasioni prodotte (la gara di Lanciano costituisce in tal senso un’eccezione). Ed allora, al netto di tali presupposti, è lecito chiedersi il motivo per il quale, il tecnico Menichini (pur dovendo far fronte ad assenze importanti), ritenga opportuno impiegare per la delicata trasferta di Novara un giocatore (Ronaldo) da tempo in naftalina, finendo per rivoltare la squadra come un calzino, utilizzando un modulo che di fatto si è mostrato involutivo per la squadra. La debacle di Terni ed in parte il primo tempo di Perugia sono delle dimostrazioni eloquenti del rigetto da parte della formazione granata della difesa a cinque  in cui gli esterni difensivi sono tutt’altro che in grado di assicurare la propulsione dovuta al fine di non lasciare isolato il centrocampo composto dai passisti che verranno impiegati al cospetto del Novara. Se Franco rende meglio in una difesa a quattro, palesando evidenti limiti di concentrazione ed adattamento in una linea a 5 (vedasi rete di Aguirre), un motivo ci sarà. Se Ceccarelli rappresenta soltanto la brutta copia del giocatore ammirato a Cesena, sarebbe quanto meno opportuno prenderne atto. Di fatto, Menichini, pervaso dal timore reverenziale nei confronti del Novara, sacrificherà gli esterni di qualità per alzare il muro di Berlino, come se tale semplice esercizio di densità potesse da solo bastare a neutralizzare gli attacchi avversari. Nonostante le assenze, basterebbe allestire un undici attorno ai pochi giocatori bravi presenti in organico. Indipendentemente dai moduli, i giocatori e le proprie qualità fanno la differenza. Uno di questi, Gatto, dovrà ( nelle idee iniziali di formazione) tirare il freno a mano, accomodandosi in panchina. Semplicemente l’anticalcio….

Ennio Carabelli

Dal 2005 iscritto presso l'Ordine dei Giornalisti-Regione Campania, sezione pubblicisti. Laureato in Giurisprudenza. Ha svolto lavoro redazionale presso il quotidiano "Cronache del Mezzogiorno". Collaborazioni attive con il quindicinale "Arechi News". Direttore Responsabile del quotidiano sportivo on-line Vocesport.com

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