IL COMMISSARIAMENTO STA DEVASTANDO IL COMITATO CAMPANIA

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MA TAVECCHIO, COSENTINO E DE FIORE LO VOGLIONO PROROGARE…

Ora viene il bello: anzi, il brutto. Enzo Faccenda, addirittura, sta diventando il personaggio focale (è il caso di dire) della gestione commissariale del Comitato Campania, quella in cui il presunto capo, Paolo De Fiore, in realtà comanda come il due di coppe, quando la briscola è a bastoni.

Nei fatti, Cosimo Sibilia e Salvatore Gagliano, rigorosamente senza mai dichiararsi guerra e sempre tramando nell’ombra, l’un contro l’altro, stanno per arrivare allo scontro frontale, per via di questa scomoda e imbarazzante “faccenda”.

Sta per essere servito freddo il piatto della vendetta di Pietro Contente, pupillo arbitrale numero uno del variopinto Gagliano. Faccenda sarà mandato a casa dalla procura federale, con la scusa del deferimento per l’aggressione ai danni di Tito Giannattasio. L’aggressione fu, purtroppo, vergognosamente reale: ma il deferimento, in altri tempi, all’insegna dell’autonomia telecomandata della giustizia sportiva, sarebbe stato inesorabilmente cestinato, anzi non sarebbe mai stato attivato.

E che dire del legalista-legalitario commissario De Fiore, che (ricordate questa vignetta tragicomica?) aveva fatto dichiarare “incompatibile”, dal presidente della L.N.D., Nino Cosentino, l’aggredito prof. Giannattasio, anziché l’aggressore Faccenda? Quando Faccenda sarà licenziato in tronco per aggressione, a De Fiore l’epuratore, per lo scorno della figuraccia, non resterebbe che dimettersi. Ma ci si può scommettere la vita: non lo farà.

Nel frattempo, Pietro Contente già si scalda i muscoli, tant’è vero che ha già comunicato, ad alcuni suoi fedelissimi (in primis al suo successore designato, Mauro Russo, altro elettore politico di Gagliano), che sta per lasciare la presidenza della sezione arbitri di Salerno, quella che continua ad essere l’inesauribile fucina di pseudo talenti federali (gli uomini del futuro, secondo Gagliano: povero calcio campano…).

Contente, “il figlio del salumiere che era stato fatto arbitro”, come ebbe disumanamente a qualificarlo Enzo Faccenda (che fu pesantemente inibito per questa indecorosa offesa: ma De Fiore, Gagliano e Cosentino, quando hanno riesumato Faccenda, hanno fatto finta di non saperlo), ha già concordato con Gagliano tempi, linee e para-strategie per il futuro.

Contente, nei piani omnia-arbitrali di Gagliano, sarà il nuovo delegato provinciale di Salerno della F.I.G.C. Con tale veste, potrà lavorare a sostegno di Alberto Ramaglia, suo amico diletto di famiglia (e anche molto di più!), che, dimentico di qualche problemino disciplinare passato, vorrebbe candidarsi a presidente del Comitato Campania. Non è vero, insomma, che gli arbitri si odiano tra di loro, anche quando si abbracciano: per Contente, Ramaglia e Gagliano non è così.

Contente aspira ad essere anche la punta di diamante di un manipolo arbitrale, innestato di soppiatto, alla chetichella, nel Comitato Campania del legalitario De Fiore, tutti con lauta remunerazione a spese delle società (e io pago…): Rosario Angrisani, Antonio Mogavero, Alessio Leone, Gianluca Gioia (oltre al genero del travet Antonio De Luca). Senza dimenticare Faccenda, il primo delegato provinciale, della storia del calcio campano, lautamente “rimborsato” (fin quando si salverà). Tutti in fila, genero di De Luca (anche lui ben “rimborsato”) escluso, per votare, alle prossime elezioni comunali di Salerno, Corrado Naddeo, il cugino di Gagliano, al quale quest’ultimo ha “generosamente” lasciato lo scranno in consiglio comunale, dimettendosi ad hoc.

Ma quanto costerà, la provvisoria (grazie a Dio…) gestione del commissario-meteora, l’anziano e stanco Paolo De Fiore? L’ex presidente del tribunale di Roma è presente a via delle Paludi un solo giorno a settimana (nei primi mesi, si faceva vedere fino a due giorni a settimana e per qualche ora in più: ma, evidentemente, si stressava troppo). Per queste poche ore, a quanto al mese, al netto delle pesanti spese (di viaggio in Frecciarossa, degli immancabili ristoranti, ecc.)? E la Labet del bulletto Tozzi, quanto, misteriosamente e silenziosamente, percepisce al mese? Qual è il suo peso sul groppone delle società campane, per poche ore, per uno/due giorni di presenza settimanale al Comitato? Sì, la Labet (sigla che, pomposamente e non solo, significa Laboratorio Etico) del bulletto Tozzi, l’uomo di fiducia di Mario Gallavotti, il vero imperatore del calcio nazionale (Carlo Tavecchio è poco più di un esecutore d’ordini). Dario Tozzi, proprio lui: che nulla aveva visto, quando doveva verificare i flussi finanziari in contanti del Comitato Campania (ma nel frattempo, sotto i suoi occhi, il responsabile amministrativo del Comitato, Domenico Cerbone, si appropriava, dopo averli trasformati in contanti, di assegni circolari fino a sedicimila euro l’uno, per un totale vicino ai quattrocentomila euro: commossi complimenti, Labet e Tozzi!).

E quanto costa, ogni mese, la guardia giurata, che è diventato un altro comandante in capo al Comitato Campania? E quanto, il consulente giuridico Lucio Giacomardo, col nipote Tommaso Borriello in attesa di assunzione al Comitato?

De Fiore risparmia sui servizi utili alle società (ad esempio, sulle bollette telefoniche non pagate, che fanno staccare i collegamenti, nonché sui commissari di campo e sulle ambulanze per i raduni delle rappresentative, addirittura disputati su campi inagibili e senza neppure il medico ed il fisioterapista: un’autentica vergogna, sulla quale la silente ed ossequiosa procura federale nulla vede e nulla sente).

De Fiore, sempre lui, su ordine imperioso di Tozzi, non paga da cinque mesi la cooperativa che gestisce i servizi sui campi sportivi (un gesto disumano, che non merita commento alcuno), spreme le società come le olive della pubblicità Monini, agisce ad arbitrio con gli incassi coattivi (a chi lo si annulla, con una telefonata di Salvatore Gagliano che allunga la vita; a chi lo si fraziona; a chi lo si rinvia; per altri, invece, la mannaia scatta inesorabile…); tormenta il calcio giocato con la genialità dei tabulati del tesseramento, che, senza alcun beneficio per lo sport, sta consegnando agli arbitri il diritto di vita e di morte sulle società e sta devastando la regolarità dei campionati (le classifiche di quest’anno saranno mai pubblicate?); squassa, con delibere tardive di quasi cinquanta giorni (un luminoso esempio su tutti, quello relativo alla gara tra Real Virtus Baia / Torrese del 19 dicembre scorso), l’ordinato svolgimento (degli anni precedenti, non del periodo De Fiore / Gagliano) dell’attività agonistica (all’insegna del proclamato rispetto delle norme, continuamente stuprato); fa giocare le partite su campi a fantasia. E si potrebbe continuare…

Un ironico opinionista sui social network (Ezio Liccardi) ha quantificato in venticinquemila euro al mese le spese “aggiuntive”, rispetto al passato: cioè, lo spaventoso importo che De Fiore / Gagliano e la loto troupe (o band, o truppa) costano, in più, alle perseguitate società campane.

L’improvvisa accelerazione del procedimento epurativo di Faccenda la dice lunga. Sta prevalendo, nella limpida gestione della giustizia domestica federale, la linea Gagliano e, contestualmente, frana quella di Cosimo Sibilia. La “sarabanda” inizia qui, ma non finisce qui! C’è, però, il contentino per Sibilia: il suo “atavico” fedelissimo, Giampaolo Londra, organizzatore di attività contro quelle della Lega Dilettanti, ed il bizzarro Andrea Ruggiero, altro adepto d’antica data di Cosimino (promotore dei reclami dell’Irpinia contro le altre società, mentre Sibilia era presidente del Comitato Campania e proprietario dell’Irpinia medesima), sono in agguato: attendono di assidersi sulla poltrona, rispettivamente, di Tonino Dello Iacono e Pino Della Rocca, ad Avellino.

Si vocifera, inoltre, in ambienti beneventani della volontà di candidarsi, addirittura a presidente del Comitato, da parte dell’ex vicario Giulio Iacoviello, grazie a un pugnetto di voti sanniti.

È l’ipotesi di candidatura più simpatica e folcloristica. Ma quanti saranno, i candidati del “duo contro”, Gagliano / Sibilia? Per ora: Colonna che firmava alla cieca le distinte bancarie, Iacoviello, Ramaglia. E, a consigliere federale, Gagliano e Colonna. A consulente giuridico nazionale (al soldo di Gallavotti), Lucio Giacomardo.

In questo guazzabuglio, Nino Cosentino ha avuto la geniale idea di indire una riunione monotematica sul Comitato Campania (che, magari, sarà presieduta, anche questa volta, da Mario Gallavotti…), preannunciata da qualche giornalista campano trombettiere del re, prono, se non inginocchiato, al cospetto di sua maestà Carlo “Magno” Tavecchio.

L’imperativo categorico, di mussoliniana memoria, è l’ulteriore proroga del commissariamento del Comitato Campania: evidentemente, Enzo Pastore, con le sue venti, trionfali riunioni territoriali già fatte e con le altre che seguiranno, fa tremare davvero le vene e i polsi, ai Gallavotti, ai Tavecchio, ai Cosentino, ai De Fiore ed agli altri personaggi in cerca d’autore, che non sanno più che pesci prendere.

Invece di preoccuparsi dei sei Comitati su sette, che al nord hanno subissato, con un documento congiunto contro lo svincolo dei calciatori a diciott’anni, la nuora Cosentino, affinché intendesse la suocera Tavecchio, si punta a distrarre il popolo con un’ulteriore relazione spezzatino del mero esecutore (De Fiore), al comando del vero ducetto / bulletto Tozzi. E già: i coraggiosi sei presidenti del Nord, annusata l’aria mortifera che circonda Tavecchio, hanno trovato il coraggio per spiattellare sul muso di Tavecchio e Cosentino il “tradimento” dello svincolo dei calciatori.

Rispetto al “profeta Enzo Pastore”, come è stato definito sul giornale on line “Soccerlife”, gli ardimentosi eroi nordici ci sono arrivati con oltre tre anni di ritardo. Pastore parlò il 5 dicembre 2012, giorno della sua elezione a presidente del Comitato Campania; poi, ha ribadito i concetti il 10 novembre 2014, con un memorabile discorso all’assemblea elettiva della L.N.D. A febbraio 2016, si son svegliati i presidenti dei Comitati del Nord (con l’eccezione del piemontese Ermelindo Bacchetta, troppo ossequiente, savoiardamente, aò cospetto di sua maestà Re Carlo).

Ma i conti, De Fiore (ed i suoi ispiratori e governatori) li stanno facendo senza l’oste (cioè, senza le società campane). Sta per nascere, infatti, come si verificò nell’era di Elio Giulivi (che ne fu spazzato via) un Comitato Promotore, di società di base, del primo gradino, che, proprio per questo, non rischiano la retrocessione ai campionati inferiori e che non avranno remore a rivolgersi all’autorità giudiziaria, anziché alla ben poco affidabile (e certamente, tutt’altro che autonoma) procura federale.

Tra poco, si ballerà una danza nuova: De Fiore, Tozzi (con i suoi eventuali collegamenti in alto, che la Guardia di Finanza farebbe bene ad accertare), le compagnie di assicurazione dei calciatori (che hanno incassato decine di milioni di euro, spendendo quanto, in risarcimenti?), la società che gestisce, a salatissimo prezzo, la plastificazione delle tessere dei calciatori, i vari presidenti della Lega Dilettanti e del Settore Giovanile succedutisi nel tempo, avranno molte cose da chiarire, sui costi dei cartellini, dei tesseramenti, delle assicurazioni (anche dei giovanissimi atleti in erba), per non parlare del Calcio Illustrato, del Gruppo Moruzzi, dei suoi costi (mai richiesti e mai autorizzati) sulle spalle delle derelitte società campane.

Per non dire degli altri argomenti ed affaire nel merino del Comitato Promotore: per dirne uno, la richiesta di approfondimenti sulla Cosentino’ dynasty, visto che questo dirigente (che si ricorderà per la vita di un combattente per la liberazione del calcio calabrese, Cillo Cuzzocrea) è quello che ha infilato al Comitato Calabria uno stuolo parenti ed il genero e, per premio, è assiso al vertice della Lega Dilettanti.

Senza dimenticare, ovviamente, le spese assurde del Comitato Campania nella gestione commissariale e gli inserimenti di uomini (quelli già indicati prima e quelli che Gagliano s’inventerà ancora), sulle spalle, sempre più esauste, delle società. Ma, molto di più e molto più pesantemente, De Fiore / Gagliano e Tozzi dovranno chiarire gli addebiti a profusione, ai danni delle società, per importi non previsti e mai pubblicati sui Comunicati Ufficiali. Fusse che fusse la volta buona: ossia, che qualcuno (che, se finalmente vuole, può) si decida a volerci veder chiaro? Insomma, il motto di Quinto Fabio Massimo, che De Fiore e Gagliano amano molto (hic manebimus optime), sta per trasformarsi in un violentissimo boomerang. Hanno ecceduto. Hanno esagerato. Il prezzo, per le società campane, è sempre più insopportabile, insostenibile, indigeribile. Tant’è vero che molte si sono già stancate ed altre hanno preannunciato di essere pronte ad abbandonare. Tavecchio, la tua opera distruttiva del calcio campano, con i complici occulti e gli anonimisti smascherati, è ben riuscita. Ma non la porterai a compimento. Sarà proprio quella che, anzi, ti travolgerà, insieme con il gesto di Antonio Conte, che sta già preparando le valigie per abbandonare la Nazionale e passare
COMUNICATO STAMPA

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