Raccomandazioni e sponsorizzazioni. Il limite dei settori giovanili alla mercè dei foraggiatori.

Fotoreporter Guglielmo Gambardella (6)La meritocrazia soprattutto nei settori giovanili professionistici è andata a farsi benedire. Lavori e giochi a calcio solo ed esclusivamente se ti presenti con lo “sponsor”. Vale per tutti. Dirigenti, tecnici e calciatori, chiunque come me ha provato a ritagliarsi un pò di spazio in società professionistiche con il solo scopo di esercitare per passione e solo per passione, un ruolo di dirigente sportivo si è dovuto misurare con situazioni in cui la meritocrazia ed il curriculum sportivo venivano riposti in un cassetto per favorire il raccomandato di turno. Un miscuglio di situazioni che antepone  a progetti sportivi,  l’ interesse finanziario di taluni. La società di calcio alla stregua del bancomat personale:  Esiste, addirittura,  un tariffario per tutte le categorie professionali,  un “quid” per allenare, un “tot” per giocare ed una direttiva ben precisa  per fare il dirigente o l’ accompagnatore: La connivenza con particolari situazioni finanziarie, per entrare a far parte dell’organigramma societario.  Funziona in tal modo  in Lega Pro, nei settori giovanili e nei dilettanti. A nulla valgono, al proposito, le  smentite dei soliti noti. La realtà dei fatti è palese ed è sotto gli occhi di tutti:Se hai un parente che ha un’ attività commerciale, in grado di sponsorizzarti, diventi la  persona adatta per essere investito del ruolo di responsabile di un settore giovanile. L’altro aspetto della medaglia è rappresentato dalle lamentele del partito dei genitori che hanno coperto- con l’ormai canonica sponsorizzazione-, la firma in calce ad un contratto: Promesse di presenze mai mantenute, con ragazzi lasciati a marcire in panchina o spediti senza alcuna considerazione in tribuna. Rimborsi per vitto ed alloggio corrisposti male ed in ritardo. Da qualche tempo si è insediata una nuova figura nel mondo del calcio,  quella del “procacciatore” di sponsorizzazioni. Accade anche a livello di settore giovanile- parlo per esperienza personale- assunto a pezzo dell’ azienda che la moda attuale ha suggerito a tanti presidenti di cedere in gestione con il pretesto di eliminare i costi in bilancio. L’ ampio spazio, anche finanziario, concesso al foraggiato operatore di turno, non giustifica, tuttavia, la pratica di operazioni che nulla hanno a che vedere con la crescita tecnica dei giovani calciatori. Prestazioni squallide di squadre infarcite da “figli di papà” che a malapena conoscono i fondamentali del calcio, sono all’ ordine del giorno. Il tutto per un’ occulta- neanche tanto-, ripartizione di “ squallidi proventi”. Capita spesso di ribadire che il mondo del calcio non sia fatto di santi, vigendo ormai la regola secondo la quale chi porti in dote piu’ sponsor possa “di diritto” occupare responsabilità direttive e di gestione. Nell’ attuale mondo del calcio ed in particolare in piazze del Sud Italia , Salerno compresa si è stravolto tutto. La comparsa, anche non recentissima, della figura del tecnico “sponsorizzato” ha cambiato le regole del gioco. Crescono a dismisura, giorno dopo giorno, gli accordi tra presidenti ed allenatori che si garantiscono il posto di lavoro portandosi dietro il tanto famigerato “sponsor”. Non si scandalizzi il partito dei presidenti né quello degli allenatori. Ben sappiamo che, anche all’ interno di quelle categorie, tali “accomodamenti” sono all’ordine del giorno.  Le vere vittime di tale sistema restano i ragazzi, ignari del loro destino, carenti dal punto di visto tecnico, che vengono illusi del prossimo spalancarsi di una carriera da professionisti della pedata; Genitori facoltosi che desideravano per i propri figli una carriera di calciatore ne ho conosciuti tanti anche io: Nella maggior parte dei casi, si trattava di appassionati di questo sport che riponevano sui loro ragazzi la speranza, tramutatasi in ossessione, di arrivare dove non erano riusciti ad affermarsi per intrinseche qualità. L’ aspetto più triste di tutta la vicenda coinvolge la gestione di alcune Società che, più della altre, sono dedite a questo tipo di operazioni:  Esiste una mappa consolidata di addetti ai lavori-referenti di un discreto numero di Società-,che operano congiuntamente, in tal senso, con la piena accondiscendenza dei rispettivi presidenti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Una connivenza che apre al dubbio di ulteriori situazioni. L’ impoverimento dei settori giovanili, anche per i motivi sopra esposti, diventa all’uopo una diretta e triste conseguenza. Ed allora, sulla base di tali presupposti, risulta difficile,  se non impossibile, fare crescere professionalmente  un ragazzo proveniente dalla squadra Berretti.  Circostanziando la problematica nell’alveo della  Lega  Pro, sarebbe giusto interrogarsi sul perché di tutto questo ed al contempo,  offrire delle risposte convincenti sulle reali e concrete possibilità di una futura crescita qualitativa della categoria. Se è vero com’e vero che questo governo del calcio è stato eletto per il “fare”- volendo coniare una citazione classica di Lotito- mica per le chiacchiere,  c’e’ da affidarsi alla mera speranza che le cose cambino,  con scarse possibilità di riuscita, se allo stato attuale è necessario offrire un succulento menù per ricoprire incarichi al di fuori della propria portata e capacità professionale. Dopo aver lanciato il sasso, spero che quest’ultimo non produca come effetto una goccia nello stagno, ma si tramuti in un oceano di professionalità e meritocrazia per chi nel mondo del calcio, a partire dalle fondamenta, sulla base di esperienze fattive e competenze acquisite sul campo, non venga scavalcato dallo stantio ed ormai indigesto menù delle sponsorizzazioni

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