Una calda e una fredda. L’altalena di speranze e docce gelate, in chiave ripescaggio, andrà avanti ancora per un mese buono, fino a quando gli organici di Lega Pro non saranno ufficiali, al netto degli scandali, dei fallimenti e dei bilanci saltati per aria. Ad oggi, comunque, fa fede l’ultima decisione del Consiglio Federale e cioè: fino a 60 squadre iscritte a C1 e C2 (quindi con 17 società cancellate rispetto alle 77 di quest’anno), nessuna integrazione d’organico. Sotto il tetto di 60, allora via ai ripescaggi con contemporanea riforma dei campionati o con la solita separazione fra prima e seconda divisione. Ieri il presidente della Lega Pro, Mario Macalli, ha parlato pubblicamente di vari temi scottanti, dall’ipotesi che club di A e B facciano giocare le Primavera in Lega Pro fino all’ambizioni di tanti club blasonati di essere ammessi per vie burocratiche alla terza serie nazionale. “Siccome leggo che tutte le squadre dicono di essere pronte al ripescaggio, dal Cosenza all’Ancona, dico loro: state calmi e pensate a preparare il vostro campionato – ha detto Macalli. Quando poi lo vincono quel campionato, vengono da noi, ma per ora stanno bene lì. Se quindi ci sono 66 squadre in Lega Pro, si gioca con 66 squadre. Se ce ne sono 61 si gioca con 61″. In pratica, nessuna apertura rispetto a quanto già si sapeva. Va però aggiounto che Carlo Tavecchio, presidente della Lega Dilettanti, la pensa in altro modo. E al Cosenza, vincitore dei play-off, vorrebbe schiudere le porte del professionismo da subito, come accaduto negli ultimi tre anni a Nocerina, Matera e Rimini. Per le altre, si vedrà. L’Arezzo, come noto, è sesto nella graduatoria di merito uscita dai play-off, alle spalle di Cosenza, San Donà, Legnago, Sant’Antonio Abate e Sambenedettese. Questo dando per scontato che i criteri di eventuali ripescaggi tengano conto soltanto del cammino sportivo dell’ultima stagione. In realtà i parametri potrebbero pure essere diversi: rendimento nei campionati più recenti, presenze medie di spettatori e bacino d’utenza. A sciogliere i primi nodi ci penserà il Consiglio Federale di domani a Roma: sul tavolo c’è proprio questo argomento, il vero tormentone dell’inizio estate.
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