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Dopo tre anni di stagionatura è arrivato il tempo della… “coltura”…

Tre anni passati senza un senso, un nesso causale di costruzione della squadra. Tre anni in sordina a galleggiare senza nulla programmare. Gli unici due miglioramenti conseguiti dal duo Lotito-Mezzaroma con l’intercessione del direttore-factotum Angelo Mariano Fabiani, sono risultati essere le due vittorie nel derby campano ed il galleggiamento nelle zone d’ombra della serie B, ben lontane dal guado dei play off oltre il quale non è stato possibile andare al di là delle frasi dette e ripudiate dagli stessi autori nel corso di interviste televisive. Il gioco del “dico non dico” è ormai finito. La società granata si ritrova dinanzi ad un bivio, consapevole che se davvero vorrà fare, realmente, calcio a Salerno, sarà necessario svoltare. Tre anni di stagionatura possono bastare, ora è arrivato il tempo della “coltura”. Non un terreno edificato (il Mary Rose sembra costituire una goccia nell’attuale deserto dell’impiantistica), non un calciatore del settore giovanile è riuscito a mettersi in evidenza con costanza in prima squadra nonostante l’assenza di obiettivi diversi dalla competizione per la promozione (Novella e Gaeta sono poveri mortali nella waterloo del settore giovanile). Il quarto anno dovrà rappresentare l’espressione di una specifica volontà di voler svoltare da una condizione di lassismo celato sotto una forma ipocrita di “progetto a lungo termine”. Nulla di tutto questo: nessuna idea tattica di gioco ha rappresentato la stella polare degli ingaggi di calciatori, alcuni dei quali solo passati alla stregua dei treni, presso la stazione della città capoluogo. Nessun desiderio velato di migliorare la propria condizione di “ignavi calcistici” dettata dalla norma inequivocabile, è stato trasbordato sul rettangolo verde. Sotto la lente d’ingrandimento, in questi anni, sono passati calciatori, colpevoli solo di giocare per una compagine incapace di guardare oltre il tramonto. Dall’anno prossimo per Lotito e Mezzaroma avrà inizio il vero punto di non ritorno: o la società granata proverà a risolvere il problema della multiproprietà, prefigurando una cessione in massima serie in caso di programmazione di una stagione ad alti livelli(come ormai richiede la piazza) oppure sarà costretta a collassare su se stessa. A questo punto, pur non potendo entrare nella gestione e nel modus agendi di una società privata di capitali, ci si chiede a che pro, che senso ha dirigere una squadra di calcio senza alcuna prospettiva di miglioramento. In queste condizioni ha ancora un senso gestire una squadra destinata a fungere soltanto da specchio riflesso della società “madre”? Interrogativi legittimi che la Salernitana nei fatti dovrà risolvere se non vorrà  far evocare nell’impianto di via Allende il solo eco dei protagonisti e di qualche tifoso d’eccezione con il viso ben rivolto ai taccuini ed alle telecamere esclusiviste sulla scorta dell’ormai tormentone “Che importa se… l’importante è che la serie b sia con me”

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