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Salernitana:Commissariamento times

Tutti contro Bollini…. indistintamente. Dapprima la voce stonata fuori dal coro proveniva esclusivamente dalla “stanza dei bottoni” per poi fare eco, senza neppure un minimo di filtro, nella sala stampa dinanzi alle telecamere che hanno cristallizzato la presa di posizione e gli “schiaffi” mediatici rivolti a più riprese da Claudio Lotito e dal proprio direttore sportivo all’indirizzo del tecnico granata. All’esito del match con l’Ascoli la scena si è ripetuta, ma questa volta il tecnico lombardo, reo di aver dichiarato il vero all’alba della nuova stagione agonistica, ha risposto sovente “il presidente a volte va a ruota libera“. Così come la Salernitana che gira a vuoto, da tre anni a questa parte, mancando clamorosamente la svolta necessaria per conseguire quelle vittorie che, guarda caso, a fine campionato, si rivelano dote preziosa di punti  lasciati “senza colpo ferire” per strada. Ma tant’è, se l’obiettivo della società di via Allende era rappresentato dalla necessità di far passare il tecnico granata come l’ennesimo capro espiatorio, focalizzando l’attenzione su alcune scelte tecniche (discutibili) poste in essere a partire da Carpi- luogo in cui ha avuto inizio la campagna societaria ostativa con relativo commissariamento della panchina-ebbene, il risultato è stato prontamente raggiunto. Ad horas tutti sono convinti che  una squadra composta da oltre 30 giocatori, molti dei quali doppioni o provenienti da lunghi periodi di inattività (Signorelli e Di Roberto su tutti), costituisca una “Ferrari”guidata come una cinquecento dal proprio pilota. Eppure gli stessi discorsi, di questi tempi, erano soliti affollare i rotocalchi sportivi dei “sostenitori a prescindere”, convinti (chissà se per induzione o per convinzione) della bontà dell’organico della Salernitana, quest’anno deturpata, depotenziata a fronte delle cessioni di giocatori quali Donnaruma e Coda, che hanno lasciato Salerno per essere rimpiazzati da buoni giocatori (Bocalon, Rossi e Rodriguez), i quali  per offrire il proprio contributo necessitano di una maggiore quadratura tecnico-tattica. Quella stessa che fino all’avvento di Bollini, l’anno scorso la Salernitana aveva  trovato (a fatica) solo dopo il match di Benevento e che, indipendentemente dal risultato-attraverso le “rimonte a metà”- dimostrava di possedere almeno fino alla trasferta di Carpi. Ed allora si ritorna puntualmente ai soliti, stereotipati discorsi che contraddistinguono un presente mediocre ed un futuro segnato dall’assenza di ambizioni. Giacchè, per quanto la campagna mediatica condotta contro Bollini- in grado già di ottenere i proseliti dei “tifosi medi”- possa costituire l’ormai ritrito escamotage utile a vendere un prodotto “scadente”, dall’altra il dato oggettivo, che piaccia o meno, è dato dalla circostanza di fatto che la Salernitana sia la fotocopia sotto “mentite spoglie”, di campionati ambigui, amorfi, futili, privi di alcun significato. Contenuto di giocatori presi alla rinfusa senza alcun costrutto tattico, dati in pasto ad un allenatore, costretto a dover mangiare con  il coltello ed a tagliare con la forchetta. Tutto ed il contrario di tutto. Ed allora, come da tre anni da questa parte, giunti al solito giro di una squadra ripiegata sulla mediocrità della propria compagine societaria, ci si “diverte” a contare i giorni dell’allenatore, a raccontare delle frase dette, contraddette, riformulate dalle tre teste della Salernitana, univoche solo nel produrre il commissariamento di mister Bollini, reo di “lesa maestà” per aver spifferato ai quattro venti i reali obiettivi della società granata senza reggere l’omertà di fondo, ormai di fatto rilevata anche da quei  tifosi videolesi. Bollini come già accaduto per i suoi predecessori, per circostanze e modalità differenti, non si discosta dall’andamento base, diventando ben presto un uomo solo al comando, commissariato e trucidato sull’altare di una fantomatica Ferrari frenata solo dagli errori tecnico-gestionali e dai  torti arbitrali. Stessa storia, stesso posto, stesse futili parole gettate al vento che, per quanto possano prorogare, allontanare il redde rationem, non potranno mai sottrarre tale compagine societaria dal fatidico “giudizio finale”, quello in cui le menti superiori alla media,  dopo aver bypassato l’esercito mandato alla gogna in trincea, giungeranno nelle stanze dei bottoni per l’improrogabile resa dei conti. Nel frattempo, la giostra sta per girare verso l’ Irpinia: prego, salire. Il giro sulla mediocrità ed il lassismo di fondo è gratuito. Eppure dopo tre anni, nonostante l’effetto stantio, nessuno dei “tifosi a prescindere” ha deciso ancora di scendere!!!

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