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Perdonate l’intrusione: perchè con Donnarumma il tandem offensivo era solo una pia illusione?

La lingua batte dove il dente duole. Lì dove bisognerebbe avere l’accesso alle segrete stanze per comprendere il motivo di scelte, bocciate incredibilmente dal rettangolo verde. Eppure si parla del medesimo tecnico, della medesima società e degli stessi obiettivi che da tre anni a questa parte accompagnano la squadra granata dal taglio del nastro alla fine della stagione regolare. Rispetto alla passata stagione allorquando Coda e Donnarumma, per incompatibilità con Rosina, vennero separati fin dagli albori del campionato, lasciando l’amaro in bocca per l’impossibilità di avvalersi di due giocatori di assoluto prestigio in cadetteria, ci si chiede per quale motivo tale “dogma” tecnico-tattico, quest’anno per effetto di una metamorfosi del reparto offensivo, di colpo, non abbia più ragione d’esistere. Eppure, Bollini sulla carta resta assertore del 4-3-3, modulo che, invero, prevede l’impiego di un solo terminale offensivo. Eppure, lo stesso tecnico emiliano non si fece problemi l’anno scorso a spingere Alfredo Donnarumma tra la panchina e la tribuna in onore del modulo tattico più congeniale alle esigenze del “bene supremo” del gruppo. Ebbene, cos’è successo nell’arco di pochi mesi? cosa ha spinto il tecnico a virare verso altri moduli, adottando spesso delle formazioni cervellotiche (vedasi gara con il Pescara), salvo poi ritornare sui propri passi con la Pro- Vercelli, cambiando di poi spartito tattico nel match vittorioso con il malcapitato Spezia. Quali sono state, in particolare, le circostanze contingenti che, a netto di una squadra varata per il 4-3-3 e con ben 9 esterni di ruolo (attualmente indisponibili), hanno influenzato, indotto mister Bollini ad impiegare Sprocati trequartista, Perico da esterno di centrocampo pur di utilizzare il tandem offensivo Bocalon- Rodriguez? La perseveranza con la quale s’è fatto di tutto per recuperare un attaccante non di proprietà del club granata, all’esito dei due errori commessi da quest’ultimo in quel di Carpi e Vercelli, è a tratti sconvolgente se contrapposta al differente  modus agendi che ha, invece, contraddistinto l’impiego a singhiozzo di un calciatore di proprietà, quale Donnarumma, reo di non aver raggiunto un accordo con il club per il rinnovo di un contratto in scadenza. Il masochismo allo stato puro, l’incoerenza per eccellenza: dalla “pia illusione” di disputare un match con la compresenza di due degli attaccanti più forti in campionato, all’impiego di due punte(di cui uno non appartenente al club granata) in deroga all’equilibrio tattico ed all’idea base sulla quale Bollini ha lavorato per tutto il periodo del romitaggio estivo in Umbria. L’anno scorso al netto della necessità di trovare un impiego a Rosina, la Salernitana s’è sottratta dal beneficio di schierare “i gemelli del goal“. Quest’anno, invece, a fronte di un calciatore di proprietà altrui, ha dimostrato di aver “cambiato pelle”,  derogando da quei famosi “assiomi” tecnico tattici, necessari per assecondare i desiderata della proprietà. Ed allora, ci chiediamo, cosa succederà allorquando i vari esterni a disposizione saranno tutti abili ed arruolabili. Bollini farà ritorno al 4-3-3? ed in tal caso, l’enigma al momento risolto delle due punte impiegate in contemporanea, tornerà di nuovo ad emergere? Stranezze del calcio o se volete, normale gestione quotidiana di una squadra allestita senza più Coda-Donnarumma, ma-cosa ancora più triste della separazione dai “due lattanti del goal”– una testa pensante in conformità ad un principio ormai lontano anni luce da Salerno: la coerenza tattica…

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