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Due punte e la verve di Kiyine bastano per fermare al palo lo Spezia

Prima vittoria in campionato dopo cinque partite condizionate da occasioni divorate, mancate a cui ha fatto seguito il cinismo degli avversari. Questa volta contro lo Spezia, la Salernitana non ha cambiato solo pelle ma posizione in termini di favore rispetto all’ottima dea bendata, apparsa finalmente non più daltonica verso i colori granata. Il calcio dà, il calcio toglie:il dio a spicchi, quest’oggi ha invaso di maggiore tecnica gli scarpini di Rodriguez bravo a sbloccarsi ed a cancellare gli orrori di Carpi e Vercelli. Bollini ha per esigenze varato una Salernitana inedita per modulo e giocatori impiegati, ma alla fine il tecnico lombardo ha avuto ragione. A fronte di un 3-4-1-2 iniziale ove Perico e Vitale sono stati apposti a presidio delle corsie esterne ed a protezione di una mediana composta da Della Rocca e Minala a sostegno di Rodriguez e Bocalon in attacco, Bollini ha dovuto correre ai ripari, sostituendo Tuia con Kiyine e scalando Perico nel terzetto completato da Bernardini e Schiavi:la mossa si rivelerà vincente. La Salernitana passa in vantaggio grazie a Rodriguez che si sblocca, sfruttando un assist di Bocalon, saltando il diretto marcatore per poi impallinare l’incolpevole Di Gennaro. Sul finire della prima frazione di gara la Salernitana soffre la maggiore verve dello Spezia che colpisce il palo alla destra di Radunovic con un tiro dalla distanza scoccato da Acampora. Nella ripresa la verve di Kiyine fa la differenza:il centrocampista apre per Vitale che offre un assist tramutato in rete dall’ex Cesena che come per magia da brutto anatroccolo si tramuta nel cigno del goal. Lo Spezia colpisce nel finale anche una traversa ma non c’è più spazio per la sfortuna. La Salernitana porta a casa una vittoria che le conferisce maggiore entusiasmo e la certezza di avere a disposizione più carte da giocare ed apporre sul rettangolo verde. La Salernitana, insomma, c’è e resta inchiodata a Bollini, in grado di testimoniare con le proprie scelte che l’integralismo tattico non è di casa a Salerno.

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