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Salernitana: spegnete lo “Stellone” sull’ennesimo capro espiatorio di turno

Una “punta” di espressione masochistica è stata rilevata accanto alle scosse di assestamento rilevate dal sismografo posizionato al di sotto della panchina granata, a pochi istanti dal fischio di inizio del match tra Salernitana e Pescara. In particolare, alla lettura delle formazioni, è balzato da subito agli occhi nello schieramento tecnico tattico (4-3-3) adoperato dal tecnico Bollini, l’impiego di Vitale(all’epoca terzino mancino) nel ruolo di attaccante esterno del tridente, “sostenuto” sulla medesima corsia da un difensore destro a propulsione offensiva. A completare l’opera, l’atteggiamento remissivo della squadra granata che dopo aver effettuato la prima verticalizzazione improvvisa, in grado di condurre al diagonale di Sprocati respinto da Pigliacelli, ha registrato una preoccupante involuzione tecnica con conseguente passaggio in fase di non possesso palla ad un amorfo 4-5-1 che ha mantenuto dietro la linea della palla Vitale e Sprocati sulle corsie laterali (fuori ruolo il primo, intimidito il secondo) non in grado di accorciare sull’unica punta centrale Bocalon che, invero, non ha nelle proprie corde la capacità di far salire la squadra così come in passato era in grado di fare Massimo Coda. La Salernitana snaturata dalle scelte di formazioni iniziali ha finito per regalare campo e spazio al Pescara che dall’esito della battuta di un calcio di punizione dalla propria trequarti, per effetto di un passaggio filtrante seguito dal taglio del terzino destro, in grado di prendere di infilata Pucino (a sua volta adattato sulla medesima cortesia), è passata in vantaggio raccogliendo il massimo risultato con il minimo sforzo. Tralasciando l’occasione capitata a Vitale a pochi passi da Pigliacelli, sprecata da un giocatore che ha rivestito le insolite vesti di punta esterna, alla fine del primo tempo, mister Bollini ha provato a rimescolare le carte, arretrando Vitale nel proprio ruolo naturale, spostando Pucino ad attaccante di destra e liberando Sprocati sulla corsia esterna opposta. Risultato? Nella ripresa la Salernitana con tutti i propri limiti è riuscita ad essere se stessa, incassando la rete del due a zero, rischiando di subire il tris ad opera di Benali (bravo nella circostanza Radunovic), salvo poi ritrovarsi, grazie alla verve conferita dai subentranti Alex e Rodriguez. Saltati gli schemi e le distanze tra i singoli reparti, la Salernitana ha lottato con il cuore, colpendo un legno con Sprocati(dopo un salvataggio miracoloso sulla linea di porta sul tiro dell’ex Pro Vercelli), accorciando di poi le distanze con uno splendido tiro a giro scoccato dell’ex Pro Vercelli e raggiungendo il pareggio sugli effetti di un calcio piazzato guadagnato da Rodriguez, battuto da Vitale e tramutato nella rete del meritato pareggio da un incursione in area di rigore di Minala(il migliore dei suoi). Raggiunto il pareggio, la Salernitana avrebbe potuto anche vincere il match se solo il direttore di gara avesse concesso il rigore e non la semplice punizione per il fallo subito da Vitale, nettamente posizionato all’intero del perimetro dell’area. Morale della favola: alla presenza di mister Stellone sugli spalti dell’Arechi, mister Bollini ha dimostrato di essere calato in una sorta di “oscurantismo di idee”, condizionato e dettato dalle parole del direttore sportivo ed ad adiuvandum, di patron Lotito. Se davvero la formazione iniziale stilata dal tecnico lombardo non è stata figlia di compromessi o ingerenze di potere, farebbe bene Bollini a ritornare suoi suoi passi ed a giocarsi le chance di permanenza sulla panchina in forza delle proprie idee e del proprio credo. Gli esperimenti posti in essere su consiglio fraudolento altrui finiscono solo per incentivare le lotte intestine e cagionare un danno alle coronarie dei tifosi. Di contro, se davvero la società ha deciso di esautorare il tecnico, si provveda a staccare la spina, spegnendo lo “Stellone” lucente su di una lenta ed inesorabile agonia di cui sono stati vittime tutti i tecnici alternatisi sulla panchina granata, tutti assunti,inevitabilmente, a capro espiatorio della irrimediabile carenza di programmazione che da ormai tre anni accompagna quale “angelo custode” la beneamata.

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