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Genuina, agguerrita, indomita: pregi e difetti di un marmo granata tutto ancora da scolpire

Bando ai catastrofismi. La gara con la Ternana ha dimostrato due aspetti peculiari: in primis il calciomercato ha lasciato in dote-come da consuetudine in questi ultimi anni di gestione Lotito-Mezzaroma- l’ingaggio di giocatori in ruoli già coperti senza provvedere a colmare quelle caselle del campo in cui si sarebbe dovuto intervenire in termini di qualità e non quantità (vedasi ingaggio del centrocampista Rizzo). L’altro aspetto è dato dall’essere imprevedibile della formazione granata, insito nel proprio dna fin dal ritiro ed in grado di fungere da elemento positivo e/o riduttivo delle fortune granata. Se si riuscirà ad ottimizzare le innate qualità in seno al gruppo, sfruttando le peculiarità di tutti i propri interpreti in funzione del dettame tecnico più idoneo alle proprie caratteristiche, la Salernitana nel limite dell’obiettivo della salvezza avrebbe compiuto un passo in avanti rispetto alla passata stagione, rappresentando davvero una variabile impazzita del campionato. Se, invece, per far fronte ad interessi di singoli e/o contrattuali degli stessi, si costringerà il tecnico ad effettuare scelte inopinate, usurpando la propria capacità discrezionale, ci si ritroverà difronte all’ennesimo equivoco tattico della passata stagione. L’anno scorso, infatti, tutto ruotava attorno ai tre “moschettieri” ed alle capacità della squadra di supportare e sopportare gli stessi:operazione spesso non riuscita, tanto da determinare l’epurazione di Alfredo Donnarumma. Quest’anno, allo stesso modo, la medesima problematica potrebbe sussistere per non lasciare in naftalina due tra i tre attaccanti centrali messi a disposizione di Bollini, la cui presenza sarebbe ridotta all’osso in caso di 4-3-3 perdurante, essendo tale vestito tattico in grado di prevedere l’adozione di una sola punta centrale. Il passaggio al modulo 4-4-2 contemplante l’impiego di due punte, tuttavia, andrebbe valutato in relazione alla capacità organica degli esterni in dotazione-ingaggiati per effettuare il 4-3-3- di adattarsi al lavoro di contenimento in fase di interdizione sull’intera fascia di competenza. Ruolo che, invero, potrebbe essere confacente per qualità fisiche a Gatto e Sprocati, meno a Rosina e Di Roberto. Insomma la Salernitana per le qualità dei calciatori della metà campo in su sembra essere perfettamente congeniale al risultato della salvezza prefigurata. Il problema resta l’equilibrio tra il centrocampo ed il resto della formazione, guarda caso lo stesso difetto che ha limitato nella passata stagione l’evoluzione e la crescita del gruppo affidato a Bollini. Trattasi di un mero difetto di costruzione dovuto al caso o di una scelta ponderata di autolimitazione per evitare di trasbordare i confini delle Noif? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. La Salernitana genuina come il proprio tecnico sia in fase offensiva che difensiva-fin troppo in termini di concessione di palle da goal- ed al contempo agguerrita ed indomita rappresenta, al netto di pregi e difetti fin qui mostrati, un marmo di buona qualità su cui plasmare una figura che potrà risultare essere, solo grazie alla mano del tecnico, un capolavoro artistico o un falso ideologico, a seconda della capacità del pittore di colmare alcuni difetti materiali assemblati nel centro della mediana. Se Bollini riuscirà a nascondere con il pennello quest’ultimi, avrà effettuato un capolavoro, in caso contrario sarà stato ugualmente bravo a dipingere un quadro secondo i desiderata del committente.

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