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Il mercato granata: chi non risica non rosica.. Il domani è ancora ieri….

Se un alieno dovesse cadere per caso sulla terra e la forza della gravità dovesse, di poi, condurlo a Salerno, avesse memoria storica, avrebbe difficoltà a distinguere il passato dal presente. O meglio, si accorgerebbe che il domani è ancora ieri o già ieri. Già, perchè, pur passando quasi tre anni dalla risalita dagli inferi, al netto di un programma triennale sbandierato ai quattro venti, quest’anno la formazione granata dopo aver evidenziato e conclamato la sussistenza di una struttura tecnico-tattica efficiente sulla quale ripartire per portare avanti un progetto sportivo nel tempo, improvvisamente ha deciso di effettuare il dietro-front, inserendo la canonica retromarcia: il risultato è stato rappresentato dall’abbassamento del tetto salariale e dalla cessione dei “pezzi da 90” per far cassa, ripianare le perdite ed offrire alla piazza un “prodotto stantio”, in grado di non poter alla fine della filiera, passare nella sezione “liberi di sognare”, stagnando nel comportamento dedito agli archivi. Proprio come una pratica messa in soffitta ad accumulare polvere, la Salernitana, al momento, è stata archiviata alla voce “evasa”, accogliendo e recependo quale contenitore privo di contenuto, il mare magnum di calciatori mediocri, di basso profilo, in netta corrispondenza all’abbassamento del tetto degli ingaggi. Che, sia chiaro, è anche confacente al reale obiettivo della Salernitana per effetto delle Noif: il conseguimento di una tranquilla salvezza. Pertanto perchè tediarsi, strapparsi i capelli per l’ingaggio di scommesse in luogo dell’usurato sicuro? L’obiettivo è sempre lo stesso: giusto, allora, perseguirlo con il minor dispendio di risorse possibili, da un punti di vista economico. La vera tristezza, invero, non è dato dal binomio “Più spendi, più vinci”, di fatto smentito clamorosamente dal campo, ma dall’assenza di una programmazione corroborata dalla volontà indiretta della compagine sociale, manifestata per comportamenti fattuali, di vivere alla giornata, ripartendo ogni anno da zero, resettando e cancellando quanto di buono costruito nelle precedenti stagioni. La Salernitana aveva una base su cui puntare per provare ad effettuare un campionato di media-alta classifica. Ed invece, non potendo, in particolare, non dovendo concorrere per il vertice, s’è trovata costretta a effettuare il rimpasto per poi proporre sempre la medesima e desolante, insipida, minestra all’encomiabile tifo di fede granata. Che viaggia da solo, perso nei meandri dell’impotenza derivante dalla necessità di dover accertare che il domani è ancora ieri, più di ieri, come ieri. Cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia: indipendentemente dalla scommessa Kadi, dal lancio di calciatori di buone speranze, a mancare è il progetto tecnico, la base su cui poter cominciare per spiegare le ali. La Salernitana è l’emblema del detto “chi non risica non rosica”, costretta a non dover osare per evitare di rischiare….. il conseguimento di un sogno semplicemente insostenibile…..

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