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Programmi rispettati, salvezza archiviata. Quando finiremo di giocare a “palla avvelenata”?

Salvezza archiviata, campionato fluttuante rispettato con patemi d’animo ridotti al minimo. Nè carne nè pesce: è semplicemente stata questa, null’altro la stagione vissuta dalla Salernitana. La gara di Carpi, potenzialmente, è l’emblema delle reali ed obiettive ambizioni da sempre (note stonate a parte) messe in campo dalla società granata che con il lanternino ha adottato una politica societaria volta a mantenere in costante galleggiamento la barca, evitando che potesse provare a prendere il volo verso lidi che non bisogna neppure sfiorare al momento. Eppure c’era chi aveva predisposto il rischio della non disputa dei play-off (ipotesi ora sempre più concreta a due giornate dalla fine), palesando dubbi sulle concrete possibilità dell’organico granata di poter volgere lo sguardo oltre il guado. Non appena la formazione granata ha avuto la possibilità di archiviare anzi tempo la “pratica salvezza”, mettersi al sicuro da “sorprese”, posizionandosi nella pancia della classifica, la luce s’è spenta definitivamente. Appena cinque punti  in cinque partite e tre reti realizzate (l’ultima su calcio di rigore da parte di Massimo Coda). Fortuna, verrebbe da dire, che la salvezza sia arrivata senza patemi, che i sei risultati utili consecutivi abbiano chiuso i “giochi” in tempi non sospetti. Eppure c’era chi puntava l’indice verso i “dubbiosi”, chi si arraffava nel denigrare coloro che si permettevano di dubitare sulla reale possibilità della Salernitana di poter vivere il “sogno” play off dopo aver raggiunto ed archiviato il risultato stagionale principale. Al netto degli episodi e dei torti arbitrali subiti dalla formazione granata in tutto il campionato, la gara in Emilia ha evidenziato tutti i limiti strutturali di una squadra che allestita per competere, fluttuare, partecipare senza ambizioni nel campionato cadetto, non poteva e non aveva le corde, le qualità per andare oltre la famosa asticella. Il tridente offensivo palesato dai più competenti in materia Rosina (alle spalle o da esterno) Coda e Donnarumma è stato per l’ennesima volta bocciato dal rettangolo verde che ha confermato il vizio iniziale nell’ingaggio di un giocatore che indipendentemente dall’impegno, non ha di fatto assicurato il salto di qualità, limitando uno dei pochi punti forza della squadra. Ed allora al netto di una mediana inconsistente, frenata dalla carenza di qualità di Della Rocca (il cui acquisto si rivela sempre più inspiegabile) e dalla foga eccessiva di un giocatore ancora immaturo come Odjer (pagato oltre 900.000 euro dal Catania), sarebbe giusto tornare sulla terra ed accettare la sconfitta di Carpi come il giusto prologo di un campionato anonimo. L’anno scorso, sulla scorta di errori ben più gravi, colmati dalle deficienze amministrative altrui, la Salernitana riuscì a salvarsi. Quest’anno, nella mediocrità assoluta, s’è riusciti nell’impresa di salvarsi. Archiviata una stagione che “derby” a parte, ha poco da dire,  rispettati i reali programmi di fluttuazione, quando la Salernitana finirà di giocare a “palla avvelenata” tra spettri arbitrali ed esimenti di sorta, provando a costruire una squadra degna del blasone e della tradizione granata? A Lotito, Fabiani e Mezzaroma l’ardua sentenza!!!

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