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Due allenatori “ciccati” in altrettante stagioni: è giusto ripartire da Fabiani?

Di che se ne dica, la Salernitana ha già conseguito il suo obiettivo principale rappresentato ab origine da una tranquilla salvezza. Il sogno cullato da Coda e company del raggiungimento dei play off promozione dev’essere visto quale opportunità (da non sprecare) concesso da un campionato livellato verso la più assoluta mediocrità. E’ bastato un mese e mezzo, nonostante il ritardo accumulato in ritiro e nella prima parte della stagione, alla Salernitana per rimettersi in riga, aguzzando la vista verso il “perimetro” dei play off grazie ad una gara al “massacro” delle attuali concorrenti (Benevento, Cittadella, Spezia docent). Ebbene, più che analizzare, camuffare gli errori commessi ad inizio stagione con gli ultimi mesi, la società del duo Lotito-Mezzaroma se davvero (come più volte ribadito) ha intenzione di programmare una stagione all’avanguardia, effettuando il fatidico salto di qualità (o semplicemente, provando a farlo), non potrà che derogare dall’assenza di un progetto tecnico-tattico alla base degli ultimi due anni. In particolare, nel primo, l’ingaggio di giocatori inidonei all’idea di gioco di Torrente, costò l’esonero del tecnico di Cetara (l’unico tra i colleghi a non poter usufruire di uno staff e di un vice di propria fiducia) e l’arrivo di 8 giocatori nel corso del calciomercato invernale, molti dei quali impalpabili (Prce, Tounkara, Ceccarelli). Quest’anno, l’arrivo di mister Sannino (caldeggiato dal ds Fabiani) in luogo di Bollini, invero prefigurato da co-patron Lotito quale prima alternativa a Simone Inzaghi in caso di rischio (concretizzatosi in realtà) di forfait da parte di Bielsa (prima scelta per la conduzione tecnica della Lazio), ha rappresentato per la seconda volta consecutiva, una scelta inadeguata del diesse non in grado di mettere a disposizione del “professore di Ottaviano” una formazione confacente ai propri desiderata ( l’impiego di Rosina mezz’ala, quello di improta da quinto di destra di una difesa a 5 docent). Il risultato è stato un ibrido,  sottoposto a metamorfosi “lotiniana” grazie al chirurgico intervento nel mercato di Gennaio che il co-patron ha, di fatto, posto in essere con l’ausilio del proprio “assistente” Bollini, facendo cadere la scelta su di un portiere affidabile (Gomis), un centrocampista di qualità e quantità (Minala) ed un esterno offensivo capace di assicurare brio alla manovra (scelto con l’avallo di Giuffredi, agente avente in dotazione ben sette giocatori in rosa). Morale della favola: per la seconda volta la Salernitana è stata costretta ad affidarsi al mercato di Gennaio per riparare agli errori posti in essere in sede di campagna acquisti da parte del diesse, questa volta bravo a scegliere i solisti (vitale, Busellato su tutti), senza tuttavia preoccuparsi degli equilibri, del modulo di gioco da operare e delle idee del proprio allenatore. Si fosse proceduto sulla linea della coerenza, finendo l’opera egregiamente cominciata con l’avallo da Roma di Inzaghi (inizialmente allenatore in pectore della Salernitana), la formazione granata avrebbe potuto, chissà, albergare fin da subito nelle alte sfere di un campionato mediocre. Nè il surplus assicurato dal diesse granata, per effetto delle cessioni di Empereur ( per il quale non vige alcun premio da corrispondere alla Salernitana per effetto della promozione in B, a differenza di quanto sostenuto da Fabiani) e Caccavallo, possono giustificare l’ingaggio improduttivo di giocatori ultratrentenni e, di fatto, poco funzionali al progetto tecnico-tattico sorto dalle ceneri della tribolata scorsa stagione (coda-donnarumma docent). Ed allora, al netto di due rivoluzioni nel mercato di gennaio ed altrettante operazioni di allestimento della squadra quantomeno approssimative, è giusto ripartire dal diesse, secondo i buoni informati braccato da tempo dal Bari e richiesto insistentemente dal Palermo? Non sarebbe il caso, che al netto di tre stagioni consecutive, l’esperto operatore di mercato prenda e (lasci prendere) il volo verso altri lidi?. Secondo il “Mezzaroma pensiero” tale operazione non s’ha da fare. Co-patron Lotito nulla in merito ha stabilito. C’è ancora tempo per poter rivedere tale posizione, magari a bocce ferme. Un’attenta e specifica valutazione a 360° andrebbe fatta, considerando le scelte della proprietà, di fatto in grado di smentire con l’ingaggio di Bollini, le idee del proprio direttore sportivo. In caso contrario il rischio sarebbe rappresentato dalla ripartenza sulla farsa riga degli ultimi due anni (seppur con differenti modalità): semplicemente ad handicap. Sic et simpliciter.

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