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Qua la mano, mister Bollini. Il coraggio delle scelte in deroga ai personalismi.

Mister Bollini ed i suoi ragazzi sono andati vicini alla vittoria in quel di Benevento. La prestazione della squadra, tuttavia, ha zittito coloro che avevano-da tempo- recitato il de profundis al tecnico lombardo. Con Bollini la Salernitana, eccezion fatta per Trapani e Spal, ha sempre mostrato una propria identità anche nelle sconfitte. Al netto degli errori sulle palle inattive, delle sbavature dei singoli, la Salernitana con Bollini sulla toda della nave ha provato a sviscerare un gioco lineare, propositivo, a volte riuscendoci ed altre no. La differenza la fanno i giocatori, si sa, ed in particolare le ambizioni societarie. La Salernitana di Bollini nelle due sconfitte consecutive con Trapani e Spal ha avuto un calo di rendimento dovuto a due fattori principali: aspetto mentale, assenze pesanti e problemi di equilibrio. E’ bastata l’assenza di Bernardini al centro della difesa per mettere in empasse l’intero pacchetto arretrato. Il momento psicologico particolare affrontato da Alfredo Donnarumma con annesse problematiche di affannosa ricerca di un’amalgama attorno all'”enigma” tattico rappresentato da Alessandro Rosina, alla lunga fanno la differenza e non certo in positivo: il fantasista calabrese è giocatore mai messo in discussione per impegno ed abnegazione, ma allo stato attuale (probabilmente fin dall’inizio del campionato), rappresenta un peso insopportabile per la squadra granata. A Benevento, al netto delle polemiche infrasettimanali sull’assenza del capitano dal ritiro granata, Bollini è stato in grado con scelte funzionali ed al contempo coraggiose, di ridare una quadra alla squadra, inserendo Improta e Zito – in un 4-3-3 mascherato – ai lati di Coda ed irrobustendo la mediana con l’ingresso dal 1^ di Odjer. Il risultato è stato eloquente e soddisfacente: almeno per i primi 15^ allorquando il Benevento non è riuscito a trovare sbocco sulle corsie laterali, soffrendo la capacità di pendolo sull’esterno di destra da parte di Improta e l’inattesa (per gli stregoni) prestazione camaleontica di Zito sull’out mancino. Il calcio di rigore è stata una conseguenza di una prova coraggiosa e lineare della Salernitana, nonostante l’assenza in contemporanea di Rosina e Donnarumma. Di poi, l’errore del singolo, nella fattispecie quello di Odjer, ha spostato gli equilibri in favore del Benevento, con mister Baroni che solo nella ripresa, attraverso l’inserimento di Viola e Falco, passando ad un 4-2-3-1, ha prodotto il massimo sforzo. Eppure è la Salernitana, in dieci uomini, ad essere andata vicina al raddoppio fermatosi sulla soglia della consumazione solo grazie al mantello indossato da “superman” Cragno sul tiro a giro di Sprocati. Tutto perfetto o quasi, nonostante i dubbi ed i fantasmi creati all’orizzonte su di un tecnico, che a differenza del proprio predecessore, è già riuscito nel difficile compito di conferire e trasferire il concetto di “squadra” ad un gruppo composti da buoni singoli, alla ricerca spasmodica di un equilibrio tecnico-tattico che non c’era e che, invece ora seppur in parte, c’è!!! Qua la mano, mister Bollini.

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