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“Co.Sa.Co”: Conte e Sarri: da antagonisti a protagonisti 10 anni dopo

Antagonisti e subalterni in quel di Arezzo, dieci anni or sono. Protagonisti di tornei all’avanguardia dopo tanta gavetta rispettivamente alla guida di Chelsea e in Premier League e nel massimo campionato Italiano. Maurizio Sarri ed Antonio Conte sono due allenatori maggiormente in voga negli ultimi anni: tante cose in comune, una sola differenza rappresentata dall’aspetto caratteriale. Più schivo il toscano d’adozione rispetto al pirotecnico ex giocatore della Juventus che proprio ad Arezzo, alla sua prima occasione da allenatore alla guida di una squadra professionistica, subentrò a Sarri, salvo poi essere avvicendato proprio dall’attuale allenatore del Napoli. Insieme collezionarono ben 51 punti che non bastarono alla formazione toscana per conservare la permanenza in cadetteria. La spada di Damocle del -6 inflitto per il coinvolgimento dei toscani in “Calciopoli” alla fine costituì una sentenza di condanna incontrovertibile nonostante i sacrifici, gli investimenti ed il lavoro prodotto sul campo. Nel valzer di allenatori secondo l’acronimo “Co-Sa-Co” fu Antonio Conte a dover mandare giù l’amaro calice della retrocessione nell’ultima gara di campionato in cui a Torino, lo Spezia, grazie proprio ad una rete di Padoin- che di lì a breve costituirà uno degli elementi della rinascita dalla prima Juventus del “ciclo” vincente di Antonio conte- condannò l’Arezzo alla retrocessione diretta, assicurando allo Spezia, l’accesso ai play-out per la permanenza in serie B. Da allora ad oggi, i due repricoci “subalterni” ne hanno fatta di strada: Sarri con Alessandria, Verona, Perugia, Grosseto ed Avellino ha scalato tutte le categorie prima di giungere all’apice, sedendosi sulla panchina dell’Empoli dei “miracoli”, in grado di assicurargli le “attenzioni” di di Aurelio De Laurentiis. Conte, invece, dopo aver primeggiato in cadetteria con Bari e Siena, ha conquistato tre scudetti consecutivi in sella alla “vecchia signora” ed ora è il re della Premier League con il Chelsea del mecenate russo Roman Abramovic. Due allenatori con la “A” maiuscola in grado di farsi strada con il sacrificio e la gavetta per poi riempire le pagine dei quotidiani sportivi con le imprese delle proprie squadre. Più aziendalista Sarri, maggiormente proteso alla vittoria ed agli investimenti onerosi, il tecnico leccese. Entrambi, di sicuro, assicurano lo spettacolo, questa volta, a distanza di 10 anni, su di una panchina non più divisa a metà. Ognuno con il suo sguardo. Ognuno diverso. Ognuno, in fondo perso nei propri pensieri, gesti e tattiche d’autore…

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