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Gomis e l’importanza delle uscite: A Vicenza le mani della “pantera” sulla vittoria

Alfred Gomis in quel di Vicenza s’è definitivamente scrollato da dosso la ruggine per i primi sei mesi di inattività in quel di Bologna. Per un estremo difensore il non impiego rappresenta davvero un fardello difficile da sopportare. Di poi, a freddo, quando s’è chiamati a dare delle risposte immediate e confrontarsi “de visu” con i propri avversari nell’area di rigore tra una selva di giocatori, risulta essere difficile ritrovare il giusto feeling con la presa aerea piuttosto che con le uscite basse. Gomis, invero, seppur aiutato da una difesa che di partita in partita sta lavorando bene di reparto, limitando al minimo le sbavature (eccezion fatta per la gara di Vicenza), in quel di Vicenza ha dato sfoggio di tutte le proprie intrinseche qualità. Soprattutto nella ripresa, allorquando con un colpo di reni ha respinto oltre la traversa il tiro di Rizzo scoccato dal limite dell’area ed infine nell’assalto finale del Vicenza, Gomis come un felino è stato lesto ad andare a saltare quasi al limite dell’area di rigore per predominare con i propri centimetri sulla presa alta, apponendo prima del triplice fischio la parola fine ai “desiderata”del Vicenza. Un’uscita alta ed un intervento di gran riflesso: due segnali positivi serviti a mantenere inviolata la propria porta. Gomis c’è, la Salernitana ha finalmente un portiere e non più un mero “custode” dell’area di rigore.

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