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Posare moneta, vedere cammello: il detto vale solo per Lotito. Il granata diventa sempre più…. “grigio”

Posare moneta, vedere cammello”, avranno esclamato i dirigenti del Carpi nel concludere l’affare Crimi, andato a monte ancora prima di iniziare sulla scorta dell’obbligo di riscatto fissato dalla Salernitana solo in caso di promozione in massima serie da parte della società granata. Il detto tanto caro al copatron della Salernitana, è stato ieri indirettamente confermato proprio da quest’ultimo nel corso dell’ormai rituale ed inutile conferenza stampa post-partita. Lotito come ormai da due anni a questa parte, schematicamente e con i soliti stereotipi di accompagnamento, suona e canta lo stesso motivetto (quello della risalita dalle polveri della quarta serie) per camuffare (con scarso successo, ndr) un vizio di programmazione figlio di un galleggiamento continuo tra la linea maginot dei play out ed il centro classifica da parte della formazione granata. Tralasciando il settore marcheting ( a proposito di terza maglia che rappresenta più l’Alessandria che la Salernitana), il copatron della Salernitana ha di nuovo apposto quale imput per investimenti maggiori, la presenza di almeno 30.000 presenze, capovolgendo di fatto il concetto giuridico di abbonamento stipulato con i propri tifosi: in genere, nella comunità sociale-evidentemente Salerno fa storia a sè-il frutto di una determinata programmazione estiva da parte di una società, valutata sulla scorta della campagna trasferimenti, genera nei tifosi o semplici appassionati il desiderio di sottoscrivere un simbolo di fidelizzazione nonostante le restrizioni di rito della tessera del tifoso e gli orari impossibili della serie B. Ebbene, da due anni a questa parte, nonostante il limite di competizione ed il galleggiamento nelle secche della classifica del campionato cadetto, la Salernitana al netto del minimo storico, conseguito ieri pomeriggio con 8.100 presenze allo Stadio Arechi, dimostra di avere uno zoccolo duro davvero imponente. Per il patron, invece, il motto “posare moneta, vedere cammello” è da intendersi come unilaterale, vessatorio, privo di valenza per la controparte ovvero i tifosi, destinatari di una “minestra” riscaldata e fatta passare quale un modello d’arte culinaria. 30.000 persone “costrette” a sottoscrivere o quantomeno presidiare lo stadio Arechi per “fedeltà d’animo” o meglio solo per omaggiare il copatron dell’eterna riconoscenza dovuta per la risalita dagli inferi. Salerno è così condannata due volte: per essere stata affidata ad una società priva di ambizioni fino ad un’eventuale modifica di una norma federale e-cosa ancora più triste- per essere costretta a ringraziare la proprietà al fine di poter…. galleggiare, respirare, partecipare.Riduzione all’assurdo, ma ormai il contrario di tutto, le eccezioni, a Salerno rappresentano la normalità, l’essenza dei risultati frutto di un’omessa programmazione in grado di scorrere sotto gli occhi dei tifosi con una naturalezza che fa più paura degli steriotipi “lotiniani”

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