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Nessuna delusione. Salernitana: è il mercato della “non programmazione”

Ingenuo chi sperava, in qualche modo auspicava, un intervento poderoso sul mercato da parte della Salernitana nelle ultime ore della campagna trasferimenti invernale. Premesso che tale sessione di mercato è soprannominata di “riparazione” e non di rivoluzione come capitato al Bari, giacchè sono molti i casi di formazione ritrovatisi capovolte come un calzino salvo poi riuscire difficilmente a conseguire gli obiettivi prefigurati, la società di via Allende ha mantenuto la linea del “low-cost” questa volta rivelatasi coerente con programmi ed ambizioni. L’arrivo di Crimi, da solo, non sarebbe bastato a limare le lacune di una formazione ancora oggi incompleta, priva di doppioni e difficilmente amalgamabile. Risolto il problema dell’estremo difensore, la Salernitana sarebbe pututa restare in toto immutata ed invece, la società ha preferito, eccezion fatta per Bittante e Gomis (titolari in formazione nei piani del club), ingaggiare a titolo di prestito, calciatori in grado di sostituire i cosiddetti “rincalzi” o seconde linee. L’ingaggio di Marco Crimi, da due anni oggetto del desiderio del club del duo Lotito-Mezzaroma, avrebbe dovuto determinare in capo alla società un investimento importante per il futuro. Fosse giunto il calciatore a titolo di prestito con obbligo di corresponsione delle sole spettanze mensili di qui fino al termine del campionato, al massimo vincolando un obbligo di riscatto ad un’improbabile promozione in serie A, il copatron Lotito avrebbe dato il benestare all’operazione. Al netto delle mancate cessioni di Schiavi e Zito, giocatori che il club ha provato a piazzare nelle ultime ore, salvo poi dover ritornare prepotentemente sui propri passi (a proposito di acquisizione di calciatori con ingaggi faraonici di cui difficilmente è possibile liberarsi), non volendo-anche a giusta ragione- eccedere il limite del budget prefigurato, la Salernitana ha preferito non effettuare il passo più lungo della gamba. Da questo punto di vista, l’ effettuazione a “furor di popolo” di investimenti onerosi e chissà quanto fruttuosi a lungo medio termine per una società che da sempre ha avuto il conseguimento di una tranquilla salvezza, sarebbe stato un oltraggio alla miseria. Il mercato all’insegna “low-cost” condotto (?) dalla Salernitana non deve far storcere il muso a nessuno, giacchè frutto dell’assenza di programmazione, di un limite di competizione oltre il quale finchè non saranno apposte le dovute deroghe alle Noif (le stesse che hanno avvantaggiato Lotito nell’acquisto del Salerno Calcio ad una modica cifra di 300.000 euro), difficilmente la formazione granata potrà essere legittimata a “sognare”. Al momento, Salerno, a differenza della Lega Pro, in cadetteria deve accontentarsi di vivere alla giornata, galleggiare e partecipare in attesa di una riforma che potrebbe anche non essere applicata. Ma in tal senso, i “veri tifosi” saranno pronti ad affermare che in sostituzione di una società priva di programmazione, destinata a vivere di luce riflessa della Lazio, non sussista, al momento, alcuna alternativa. Salerno, indirettamente, con tale ragionamento legittima i pensieri di patron Lotito per il quale, la Salernitana in funzione della propria storia è doverosamente tenuta a galleggiare e non primeggiare nella seconda serie italiana, vestito cucito ad hoc (a suo dire) per la storia del medesimo sodalizio granata. La Salernitana, tuttavia, esiste, partecipa al campionato ed al calciomercato, dunque perchè lamentarsi? Occorre-sempre secondo il Lotito pensiero- solo ringraziare ed osannare in virtù della vittoria di campionati minori e di coppe d’algida d’eccezione. Questo passa il convento: prendere o lasciare!!! O così o….. Lotì (neologismo).

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