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Sannino e quel redde rationem già scritto

Mezzaroma-fabiani-sanninoLa resa dei conti giunta puntuale, incontrovertibile a far cessare una resa incondizionata del tecnico, l’ottavo allenatore silurato da patron Lotito. Ancora una volta, la Salernitana dopo aver cominciato ad imbastire una bozza di progetto tecnico all’alba del ritiro di Sarnano, s’è ritrovata per ragioni di stato dettate dalla “sorella maggiore”, a dover repentinamente cambiare obiettivo, passando dal credo di Inzaghi ad un’idea di calcio completamente agli antipodi, professata dal tecnico di ottaviano. Che s’è giocato da subito male le proprie chance di rilancio, accettando senza colpo ferire la costruzione di una squadra, inizialmente prefigurata, pensata per il 4-3-3-modulo al momento più confacente alle caratteristiche tecniche dei giocatori in rosa- accettando di adattare giocatori fuori ruolo al fine di imporre il proprio credo, che mai ha potuto porre in essere-eccezione fatta per spezzoni di gara-,finendo in tal modo per derogare da se stesso. La colpa del tecnico di Ottaviano è stata rappresentata dal non volere accettare l’incapacità organica della squadra di conformarsi al proprio modulo, finendo per imbrigliarla ed imbrigliarsi in una sorta di confusione tattica che ha prodotto scorie, isterismi, ansie e paure. Ha pagato per tutti, come previsto dalla legge sempre in vigore mondo del calcio, senza tuttavia giocarsela fino alla fine con i propri mezzi, snaturando una squadra, costretta a provare una moltitudine di vesti tattiche che hanno generato solo confusione ed inutili patemi d’animo. Sannino non è mai stato in grado di trasmettere ai propri ragazzi quella tranquillità dell’essere che al di là degli schemi, consente alle squadre di poter sentire, avvertire il momento giusto per chiudere o indirizzare le partite volte in un senso positivo. Ed invece il sacrificio richiesto agli attaccanti, costretti ad essere i primi a rincorrere gli avversari nella propria trequarti, la ricerca spasmodica di bloccare le fonti del gioco altrui senza avere una propria identità di gioco, ha prodotto un ibrido capace di vivere solo sulle sporadiche invenzioni di singoli. il tecnico di Ottaviano ha pagato per non aver saputo gestire uno spogliatoio in subbuglio, causa esclusioni eccellenti ab origine di giocatori su cui la Salernitana ha investito e non poco: vedasi i casi Ronaldo e Laverone. Ha pagato, Sannino, per aver chiesto insistentemente Rosina, senza essere in grado la società di costruire attorno all’ex Torino una squadra capace di supportarlo. Sarebbe stato meglio, invece, venire incontro ai calciatori, attingere all’intero organico, provando ad adottare il migliore vestito tattico, derogando dagli esperimenti e da quella sorta di poliedricità rivelatisi un boomerang. Sannino è stato colpevole per aver avallato le scelte societarie, provando a farle coesistere con una precarietà tattica frutto di scelte nevrotiche. Alla stregua di Torrente, ha avuto a disposizione una squadra adatta ad un modello di calcio del tutto diverso da quello ideato e propinato, ma a differenza del tecnico di Cetara, Sannino ha perso la prova di resistenza per la propria intolleranza a critiche giuste e costruttive, perchè la verità anche per il “professore” quando non riesce a trasmettere i propri insegnamenti è dura da accettare. Sannino se ne va senza lasciare segni in una città che come la squadra aveva bisogno di essere lasciata libera di vivere d’emozioni, trincerate dal tecnico di ottaviano dietro ad ansie e paure generate da una vita calcistica non propria, che alla fine ha presentato il conto, lasciando la società libera di beneficiare agli occhi dell’opinione pubblica delle solite ed ormai ritrite scusanti. Sannino in tal modo, è passato da vittima a connivente della società, assunto all’ennesimo capro espiatorio dietro il quale il club granata pensa (a torto) di poter ancora una volta nascondere i segni ormai eloquenti di un’ atavica assenza di programmazione. Oggi il redde rationem ha riguardato Sannino, a fine campionato toccherà proprio al duo societario svelare gli altarini non essendo più concesse deroghe o sotterfugi rispetto alla reale volontà di fare calcio a Salerno: quello vero, tutt’altra cosa rispetto al “surrogato” proposto da Sannino in una città che del gioco da manuale ha già scritto, a netto dell’ignoranza altrui, la propria ed intoccabile pagina nell’arco della sua decorosa storia ultranovantennale.

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