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Staccò assegni per poi denunciarne la scomparsa. Condannato Antonio Lombardi

Antonio_Lombardi_Campagna_Abbonamenti_20092Si è conclusa almeno per quanto concerne il giudizio di primo grado nel merito, il processo tenutosi dinanzi al Tribunale di Vallo Della Lucania a carico di Antonio Lombardi quale presidente e Rispoli nel ruolo di amministratore del club granata all’epoca dei fatti. L’accusa mossa dal P.M. Grieco è di concorso in simulazione di reato e calunnia perpetuati ai danni di Caputo e Stendardo. In particolare, Antonio Lombardi nel giugno del 2010, dopo aver staccato alla presenza del cognato D’Angelo e del direttore sportivo Guglielmo Acri due assegni in favore dei calciatori Stendardo e Caputo, si recò presso la Stazione dei Carabinieri al fine di denunciare lo smarrimento del carnet. Guglielmo Stendardo, tuttavia, ignaro di tutto ciò che si stava verificando, prima che l’imprenditore di Vallo della Lucania sporgesse denuncia di smarrimento presso i Carabinieri, si recò in Banca a riscuotere l’assegno senza tuttavia mai poter concludere tale operazione per assenza di liquidità. Lombardi, di poi, disconobbe la firma apposta sugli assegni contestati, accusando i calciatori di ricettazione. Caputo e Stendardo a propria difesa, provvederono a sporgere querela per calunnia e simulazione di reato configurato da Rispoli ed Antonio Lombardi in concorso tra loro.Le indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Vallo Della Lucania, sulla scorta delle matrici degli assegni e della perizia calligrafica, hanno prodotto delle risultanze incontrovertibili a carico di Lombardi e Rispoli onde poterne accertare la responsabilità penale in giudizio terminato con una sentenza di condanna, a carico di entrambi, di due anni di reclusione e l’obbligo di risarcire il danno cagionato ai due calciatori.

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