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Torrente-Sannino: trovate le differenze

giuseppe sanninoQuattro allenatori cambiati in due stagioni ed un quinto già sulla soglia della porta alla tredicesima giornata di campionato. Lo score del diesse Fabiani in termini di scelte e di “conservazione” degli allenatori non è proprio invidiabile. La filiera degli errori ebbe inizio all’indomani della preparazione estiva avvita sotto la gestione Somma, tecnico voluto fortemente dal dirigente granata salvo poi essere silurato poche settimane prima l’avvio del campionato in favore di Menichini. Con il tecnico di Ponsacco il rapporto nel corso di tutta la stagione che condusse i granata alla promozione non fu tutto “rose e fiori”, contraddistinguendosi per una reciproca “sopportazione” in favore del “bene” comune. Archiviato il campionato di Lega Pro, il diesse Fabiani appena un anno fa fece cadere la scelta su Vincenzo Torrente, affidando all’allenatore di Cetara una squadra completamente inadatta alla propria idea di gioco. Torrente che di questi tempi riuscì a collezionare nello stesso novero di partite un punto in più rispetto alla truppa guidata da Sannino, venne coccolato e difeso da Fabiani fino alla chiusura delle trattative del calciomercato invernale salvo poi essere esonerato d’imperio da Claudio Lotito in favore nuovamente di Menichini (già sotto contratto) e con buona pace del diesse granata, costretto a “convivere” sotto lo stesso tetto fino al termine della stagione per rimediare agli orrori ed agli errori commessi in fase di allestimento e rafforzamento della formazione granata. Quest’anno, ancora una volta, il diesse Fabiani non s’è smentito, allestendo accanto all’arrivo in “puntuale” ritardo di Alessandro Rosina, una squadra apparentemente eclettica ma in verità difficilmente adattabile alle esigenze del fantasista calabrese. Costretto ad un vero rompi capo pur di trovare in campo una posizione utile a Rosina per esprimersi in tutte le proprie qualità (fino ad ora espresse a tratti), il tecnico Sannino ha finito per perdere la bussola, non riuscendo più a trovare quella quadra che pure faticosamente era stata sfiorata con l’impiego di Improta e l’adozione di un 4-4-2 camuffato. Di fatto il tecnico di Ottaviano, succube dell’ansia da prestazione e della necessità di conseguire risultati in grado di poterlo rilanciare nel calcio dopo gli ultimi flop, ha trasmesso alla squadra granata quel senso di incertezza e timore che alla fine ha inficiato in negativo sulla prestazione della Salernitana, ingarbugliandola ancora di più tra i reticoli di continui cambi di modulo. Corsi e ricorsi storici:Come per Torrente, a distanza di un anno, a mister Sannino è stato consegnato un organico composto da giocatori di maggiore spessore individuale, ma difficilmente collocabili ed inquadrabili in un determinato contesto tattico, di fatto per nulla confacente al credo del tecnico. Lo stesso Sannino, autodeterminandosi a cambiare assetto in ogni gara e nel corso delle stesse, ha finito per trasmettere insicurezza e tensione ad una squadra che di fatto costituisce un ibrido, il prodotto dell’impossibilità della società granata di andare oltre il proprio limite massimo in termini di competizione. Di qui l’arcano emerso nelle ultime ore all’indomani della disfatta del “Tombolato”: esonerare Sannino risulterebbe essere la mossa giusta per dirottare la nave verso lidi più sicuri? La sensazione è che indipendentemente dal capitano al timone, la barca salernitana per come allestita non possa che porre la prua verso l’unica destinazione possibile della permanenza in cadetteria. Passano gli anni, si alternano gli allenatori, ma il nodo resta sempre lo stesso: con questa società solo per questi mari si è costretti a navigare. Prendere o lasciare…

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