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Napoli oltre Milik: si andrà avanti con i tre elementi imprescindibili per il” Sarrismo”

napoli-benfica-28-09-2016-sarri-fotocuomo-3Stagione devastata? Forse no. L’infortunio di un pezzo da novanta come Milik è stato un colpo inaspettato, durissimo e difficile da attutire per chiunque. Abbiamo già parlato a lungo dell’importanza della gara di sabato in ottica stagionale, della tanto agognata occasione della vita per Gabbiadini, della possibilità tutt’altro che rischiosa di un Mertens falso nueve, ma resta un ulteriore dettaglio da analizzare. È indubbio che gli azzurri fin qui abbiano saputo mantenere, a tratti addirittura aumentare, la qualità e la fluidità di gioco espresse lo scorso anno, grazie ad un collettivo di talento perfettamente amalgamato dai dettami tattici del mentore Sarri e capace di sopperire egregiamente alla partenza di Gonzalo Higuain. Se dunque il segreto di questo Napoli risiede nella forza del gruppo, nella capacità tecnico-tattica di portare in area una enorme ed unica quantità di potenziali finalizzatori, tralasciando una questione prettamente numerica, non ci dovrebbero essere grossi problemi a fronteggiare l’assenza del polacco nei prossimi quattro mesi circa. In questo anno e mezzo Sarriano infatti il Napoli si è basato su tre perni fondamentali, sui quali il tecnico toscano ha saputo costruire un gioco vincente e spettacolare, adattandosi via via alle caratteristiche degli altri interpreti. Non sarà facile spodestarli dalla loro titolarità, in quanto questo Napoli sembra non poterne fare a meno, ma sarà fondamentale farli rifiatare occasionalmente, dato che, non a caso, contro l’Atalanta la loro partita si è rivelata insufficiente.

Callejon – Lo spagnolo sta diventando sempre più il leader silenzioso della squadra partenopea. Al classico taglio sul secondo palo alle spalle dell’attaccante per sfruttare le verticalizzazioni precise di Insigne o Mertens, che ha già fruttato i preziosissimi gol contro Palermo e Bologna, quest’anno lo spagnolo sta abbinando una maggiore densità sull’out esterno, in modo da garantire maggiore ampiezza alla squadra, allargare la linea difensiva avversaria favorendo le sovrapposizioni del compagno di fascia Hysaj, gli inserimenti delle mezzali o dello stesso centravanti, alleggerire la pressione sulla catena mancina del Napoli, indubbiamente la più creativa, andare personalmente al cross per sfruttare le doti aeree della prima punta, o indossare le vesti di rifinitore, come in occasione dell’assist per il gol liberatorio di Gabbiadini. Callejon rappresenta senza dubbio al mondo il calciatore capace di incidere maggiormente nella manovra e nella prestazione di una squadra pur toccando il pallone in pochissime occasioni, esclusivamente per passaggi sicuri o semplici conclusioni in porta. Il tutto grazie ad una istintiva scelta dei movimenti e dei tempi più consoni, e ad una impareggiabile disposizione al sacrificio.

Jorginho – L’italo-brasiliano rappresenta il reale metronomo azzurro. Riesce ad imporre alla squadra il ritmo di gioco più adeguato, accelerando la circolazione del pallone con l’obiettivo di sfiancare gli avversari alleggerendone gradualmente il pressing o aprire gli spazi tra le varie linee difensive, e rallentandola invece quando c’è da consolidare e gestire il possesso, garantito dalla sua straordinaria visione periferica ed esemplificato in una serie innumerevole di tocchi brevi passanti dalle sue parti. I suoi passaggi di piatto, che stanno frantumando record italiani ed europei, sono così puliti da sfiorare il poetico, così come il suo innato senso della posizione, un orientamento del corpo eccellente che gli suggerisce come smarcarsi, quando girarsi o se giocare semplicemente all’indietro. Ma Jorginho in questa stagione sembra cresciuto ulteriormente dal punto di vista caratteriale, dimostrandosi sempre più integrato all’interno dello spogliatoio (è sempre il primo infatti ad andare ad abbracciare i propri compagni), ed eleggendosi a vero e proprio allenatore aggiunto, forte del suo carattere particolarmente affabile. La sua invidiabile capacità di leggere in anticipo ogni situazione, dovuta ad uno studio approfondito dei movimenti di compagni ed avversari, lo porta molto spesso a fornire preziose indicazioni agli altri azzurri, dettando passaggi chiave e comandando un pressing sostenuto in modo da recuperare il pallone il prima possibile.

Koulibaly – Probabilmente dichiararlo il miglior difensore al mondo significherebbe peccare di municipalismo, senza dubbio però attualmente Koulibaly va inserito tra i primi tre. In nessun altro angolo del pianeta esiste un centrale più completo del senegalese. Possiede la forza statuaria per fronteggiare un gigante forzuto come Mitroglou, la velocità e l’atletismo per tenere il passo di calciatori rapidi quali Niang e Yarmolenko e le qualità tecniche per impostare l’azione, trasformatosi ormai un regista arretrato a tutti gli effetti, specie quando Jorginho è stretto nella morsa di trequartisti ed attaccanti avversari. Un centrale atipico: posato nei modi, elegante nelle movenze, mostruoso nella sua versatilità. La naturalezza con cui sceglie il tempo delle scivolate per poi uscire palla al piede strappa sistematicamente l’ovazione del San Paolo. Trattenerlo in estate, resistendo alle prolungate lusinghe delle inglesi, è stato il colpo di mercato migliore che si potesse fare.

fontE: tuttonapoli

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