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Gabionetta sta a Torrente come Rosina sta a Sannino: croce e delizia

alessandro rosinaGabionetta-Rosina, due giocatori estrosi, di grande qualità, ingaggiati per fare la differenza ed assicurare quel tocco di qualità in più alla Salernitana. La cosiddetta “ciliegina” sulla torta, in grado di prendere per mano la squadra e di risollevarla nei momenti di difficoltà. L’anno scorso l’esterno di San Paolo grazie alle sue prodezze con Avellino, Pescara e Ternana, riuscì a camuffare nelle prime sei giornate di campionato le lacune di una squadra costruita male e rinforzata peggio nel mercato di riparazione. Gabionetta dipendente ieri così come oggi, la Salernitana mostra di essere Rosina dipendente. Già perchè mister Sannino, inizialmente desideroso di adottare la sua filosofia di gioco alla squadra, s’è trovato a dover gestire un gruppo avente caratteristiche poco avvezze ad indossare tale vestito tattico, dovendosi in tal modo adattare, cambiando in sette gare differenti moduli senza ancora riuscire a conferire (non per colpe proprie) un’identità tattica alla squadra. Il problema principale, l’equivoco è dato proprio dal giocatore di origini calabrese che il meglio di se l’ha offerto sempre da esterno offensivo, partendo da destra per poi accentrarsi e far male alla difesa avversaria. Orchestrata e pensata male attorno a Rosina, il club di via Allende ha messo a disposizione del tecnico di Ottaviano una squadra ibrida: Sannino, infatti, privo di esterni difensivi in grado di assicurare l’impiego della difesa a quattro (Perico a parte), è stato costretto a derogare dal proprio credo, adottando un 3-4-1-2 sulla base delle caratteristiche dei calciatori a propria disposizione. Con l’impiego di tale modulo, tuttavia, il centrocampo mostra di non avere quelle qualità necessarie per supportare e sopportare adeguatamente gli attaccanti: è bastata l’assenza di Busellato (tenuto fuori per necessità gestionali delle risorse fisiche del giocatore in diffida) per far saltare il banco, costringendo Odjer da solo a cantare e portare la croce. Eppure, nonostante Rosina, avanzato nella sua zona di pertinenza rispetto a quanto visto con Spezia e Verona, abbia di fatto disputato la peggiore prestazione in maglia granata, il tecnico non ha voluto rinunciare al fantasista, sostituendo Donnarumma per uno spento Joao Silva. Ecco allora che sulla panchina granata ritornano i fantasmi del passato: così’ come accaduto con Gabionetta, da virtù, valore aggiunto della squadra ad elemento imprescindibile, in grado di assicurarsi una maglia da titolare indipendentemente dalla condizione fisica, allo stesso modo Sannino rischia di porre le medesime scelte “integraliste”, puntando sul giocatore più forte in una rosa monca e poco omogenea allestita dal diesse Fabiani, indipendentemente dalle proprie condizioni fisiche. L’anno scorso, mantenendo Donnarumma in panchina e facendo reiteratamente giocare Gabionetta, dopo sette partite ormai già incapace di offrire il proprio contributo, Torrente pagò dazio anche se con grande ritardo rispetto alle circostanze e necessità del momento. Quest’anno, Sannino, che ogni settimana è in preda ad una “crisi di nervi”, dovendo spremere le meningi per provare a far quadrare una squadra composta da buoni elementi ma difficilmente amalgamabili tra loro, rischia di poter seguire il medesimo tragitto, disputando il minor numero di partite rispetto al tecnico di Cetara. Oggi come allora, la Salernitana costruita male sul giocatore più rappresentativo, rischia di dover affrontare un’ennesima stagione all’insegna dell’equivoco tattico sul quale è stata costruita una squadra tecnicamente dotata ma tatticamente difficilmente amalgamabile sul rettangolo verde. Rispetto alla passata stagione, insomma, niente di nuovo sotto il sole.

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