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Sannino ” Allenare a Salerno è sempre stato il mio sogno”

IMG_20160714_173905“Sono stato in stadi importanti, ma allenare a Salerno è sempre stato il mio sogno”. Queste le prime parole di Sannino ad inizio della lunga conferenza stampa tenutasi al “Seci Center” di Pontecagnano. “Pensavo che ormai la panchina della Salernitana fosse occupata, però io sono sempre stato un fatalista. Nella mia vita sono sempre stato convinto che ci fosse il fato a decidere per me e proprio quest’ultimo mi ha consentito di coronare un sogno. Il calcio è fatto di sviluppo del gioco e coralità della squadra, non sono o i numeri che fanno la differenza.” In merito all’inquadramento tecnico-tattico della sua Salernitana, Sannino mostra di non essere un’integralista, tutt’altro ” Io sono nato con il 4-4-2 ma ho capito che il calcio può essere giocato in ogni modo, soprattutto nel 2016 ove una squadra dev’essere camaleontica. Lavoreremo con la difesa a 4 ma non disdegneremo quella a tre. Il presidente è normale che stimoli i propri dipendenti a fare il meglio possibile, ma non ama fare dei proclami. Sono abituato a lavorare giorno per giorno per conseguire il risultato. Alla fine è quel prato verde che determina il bello e brutto di una squadra. Per noi tutti questa vostra presenza ed attenzione è un veicolo per far bene”. Sulla “successione” ad Inzaghi, fino a poco tempo prima dell’ingaggio del tecnico di Ottaviano, prefigurato da Lotito quale neo tecnico in pectore della formazione granata “Quando è stata resa pubblica la notizia dell’arrivo di Inzaghi pensavo di dovere restare ancora a casa. Per capire il mio curriculum basta pensare all’esperienza di Palermo. Con il Carpi è stata una parentesi da raccontare in futuro. Gli anni vissuti al nord mi hanno formato. Poter tornare al sud ad allenare per me è sempre motivo di grande soddisfazione”. Capitolo acquisti “Il mercato è davvero troppo lungo.Tutti cercano di andare a migliorare sia sotto il profilo economico che da un punto di vista degli obiettivi di squadra. E’ meglio aspettare con calma il tempo opportuno, magari anche la fine del tempo massimo poichè in tale scorco di tempo le scelte dei calciatori sono indotte dalla necessità e dalle opportunità last-minute. Io posso fare i nomi alla società ma a volte è meglio non farli per evitare che gli obiettivi vengano svelati”. Vicenda Sciaudone “posso solo affermare che non è più un giocatore della Salernitana, il problema non me lo pongo. Il sottoscritto è un assertore del lavoro, sono pronto ad affrontare i momenti belli e quelli meno belli. C’è tanta passione a Salerno, ma bisogna saperla gestire. Rosina? Non è detto che debba giocare per forza da trequartista. Il calciatore può fare anche l’esterno a destra ed a sinistra, così come Brienza che alle mie dipendenze ha ricoperto più ruoli. La società mi ha detto di fare il meglio possibile. Quest’anno da disoccupato ho visto le partite della Salernitana che ha perso delle gare senza tuttavia demeritare un risultato differente. Schiavi? Non l’ho visto giocare, ma con me esiste “un noi” non l’esaltazione del singolo. La Salernitana è sicuramente una squadra da completare, c’è ancora un ritiro da fare. Dobbiamo valutare attraverso il lavoro dove inserire per colmare eventuali lacune e dove togliere per abbondanza di giocatori in un determinato ruolo. A centrocampo ci sono dei giocatori similari, sugli esterni se si vuol giocare in un certo modo occorre agire e rinforzarsi”. Vicenda portiere “Terracciano l’ho avuto a Catania. L’estremo difensore deve avere continuità. Il calciatore fa parte della Salernitana e credo che sia un elemento in grado di esprimere quello che non ha fatto ancora vedere”. In merito agli obiettivi che la società ha chiesto a Sannino di raggiungere, il tecnico non si sbottona affatto “Se si vuole vincere il campionato o raggiungere qualunque altro tipo di obiettivo, bisogna cercare di non subire reti”.

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