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Come prima, più di prima…. Tanti Auguri Beneamata…..

DSC_7071Ricordati di me…..  Il 19. Giugno per Salerno dal 1919 è una data speciale, da ricordare per tramandare la passione di generazione in generazione.  Ciò che fa rabbrividire non si può spiegare. Come si fa a far capire che ci si agita per lei che vive nei ricordi più reconditi di ogni singolo tifoso. Quella maglia color granata, il pantaloncino nero, l’ippocampo stilizzato per intero sui calzettoni è un tocco al cuore ed all’anima ogni qualvolta che la si vede giocare, sospirare, correre sui campi di calcio di qualunque città d’italia militante- sportivamente parlando- in quarta serie o nel professionismo. E’ la storia fatta di tante sofferenze e poche ma incontenibili gioie, vissute entrambe sulla scorta della fierezza dello sguardo e delle graziose movenze dell’ippocampo. Segni distintivi, marchio, colore e denominazione in deroga da ogni tipo di copia conforme all’originale. La passione che da 97 anni non va mai in pensione: eppure ci sarebbe da farsi ricoverare nel reparto cardiopatici cronici per le tante scosse subite da un cuore che continua a battere indipendentemente dai presidenti e dai giocatori, che con alterne fortune hanno indossato una maglia avente il profumo di tradizione, tifo sfegatato, gioia e dolore: lì sempre lì, a difenderla da tutto e tutti: gufi, ipocriti, mal dicenti, pronti a tutto pur di veder annegati i desideri di una città che non ha nulla da invidiare per attaccamento alla propria squadra del cuore. A Salerno si tifa granata, si sostiene la Salernitana come una “missione di vita”, senza badare al risultato, alla serie di appartenenza: l’importante è onorarla, rispettarla dal primo al 90^ come hanno fatto campioni del calibro di Di Bartolomei, Di Vaio, Gattuso, Fusco: non proprio gli ultimi arrivati. Qualcuno lo dica al “professore”: la storia (di quasi un secolo) a Salerno è fatta di serie C e B e due brevi ma intensi anni di serie A vissuti con grande fierezza senza rappresentare una mera comparsa. Qualcuno dica a Claudio Lotito che la storia della Salernitana va studiata ed apprezzata, indipendentemente dalle competizioni di appartenenza. In fondo, che ne sa il patron del sinistro o destro di De Silvestro. Che ne sa dei tagli di Ricchetti, le uscite e le parate di Chimenti. Che ne sa di Salernitana-Juve Stabia, delle lacrime di Piacenza, di quelle con il Vicenza e la “disfida” di Pescara con il Cosenza. Cosa ne sa Lotito dei granata, di cosa rappresenti per Salerno la Beneamata. Gioie immense e forti emozioni, da tramandare su quei gradoni con la fierezza di sempre: servi di sua maestà e di una fede che sgorga nelle vene, al di là di presidenti, loro si transitati in una storia di 97 anni che resta cristallizzata nelle gesta di chi indipendentemente dalla categoria ha la fierezza di essere come prima più di prima, “pisciaiuolo”: l’accademia della crusca capirà, oggi nel dizionario tale bella parola la si può coniare per far capire come da quasi un secolo questa nostra storia (solo nostra ndr) non potrà mai finire.

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