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Abuso di potere: la fine come l’inizio, la sala stampa zona franca di Lotito. Solidarietà al direttore Festa.

IMG_20160608_232047Ci risiamo…. Doveva parlare, affermare le sue tesi, renderle inconfutabili a discapito della deontologia e della buona educazione, andata in vacanza da tempo.  A fine partita, i fuochi d’artificio li ha sparati Lotito, andando su di giri, uscendo come sempre fuori dal guado, provando a difendersi, attaccando.  Il copatron ammette a metà le proprie colpe, pone sul piatto della bilancia gli investimenti onerosi (circa 14 milioni di euro), dilapidati da parte sua per effetto di fattori imponderabili e per il clima sovversivo (del sistema?) creato ad arte dagli organi d’informazione. Propinare un’idea che necessiti di un contraddittorio, che non sia in linea con i desiderata del copatron significa essere etichettati come maleducati. Da che pulpito viene la predica? Lotito, ignaro della storia della Salernitana, che ricorda solo in parte (per ciò che conviene), derogando dalle pagine scritte allorquando la formazione granata vinceva e convinceva in serie B mentre in quel di Roma la Lazio era ancora una signora squadra, priva dell’attuale primo azionista di riferimento, ne ha avute per tutti, centrando questa volta le proprie mire sul Direttore Marcello Festa. L’ accusa è di lesa maestà e di voler criticare il sommo patron senza investire un euro… Questi i capi di imputazione rivolti ad uno dei capisaldi del giornalismo salernitano, reo di aver posto delle domande “imbarazzanti” sulle quali il copatron insieme al socio e cognato in affari, Marco Mezzaroma, non ha fornito quella risposta che i 22.000 e passa dell’Arechi avrebbero pur meritato. Per l’ennesima volta s’è superato il guado in una sala stampa tramutata in un tugurio, senza il rispetto delle regole, poichè affollata da giornalisti o presunti tali, presenti ed accreditati per il proprio essere accondiscendenti nei confronti della proprietà. Proprio per tale motivo si resta basiti dalla mancanza di uno spirito di gruppo che avrebbe dovuto invogliare tutti i presenti a girare le spalle e lasciare che il monologo di Lotito proseguisse con se stesso. Ed invece, lo scrivere un rigo in più rispetto alla testata “avversa”, il riproporsi in modo favorevole all’occhio del “padrone” fa in modo che il principio del “mors tua, vita mea”, per la gloria dell’inchiostro prevalga sempre e comunque. Eppure ieri sera dopo l’ennesimo atto di forza, seppur contrastato con deontologia e professionalità da chi resta da quest’altra parte del guado, nel rispetto sempre dell’opinione altrui, il copatron ha dato dimostrazione di non rispettare piazza, tifoseria ed organi d’informazione. Fosse capitata tale medesima sciagura ed abuso mediatico in altre piazze d’italia, il senso di corporativismo, di tutela degli interessi collettivi e di solidarietà sarebbe prevalso automaticamente. Ma tant’è, non si può chiedere di essere giornalisti a coloro che risultano, in fondo, meri spettatori (non paganti) da una posizione privilegiata e gratuita.

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