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Il “pastrocchio federale” della Procura. Tar unica soluzione, ma….

palazziPuò un amministratore inibito per effetto di squalifica, firmare ugualmente gli emolumenti da corrispondere ai dipendenti di una società di calcio? Sul punto verte l’intero “pastrocchio federale” posto in essere dalla Corte Di Appello Federale con un pronunciato in grado di capovolgere totalmente la sentenza di primo grado. Secondo la Procura Federale, l’errore configurato  nella destinazione della notifica del deferimento, che ha prodotto il capovolgimento in appello del giudizio di primo grado, non sarebbe stato commesso. A differenza del precedente giurisprudenziale del 2014 secondo il quale anche un amministratore inibito può essere deferito se non ottempera agli atti che può e deve firmare, la Corte Di appello Federale, di fatto, se n’è lavata le mani non entrando nel merito,ritenendo che nel caso di specie, la Procura Federale avrebbe dovuto deferire per l’omesso ed accertato non pagamento degli stipendi, l’amministratore della società abruzzese al momento della notifica dell’atto, risultante essere nel pieno delle proprie funzioni. Ribaltando l’orientamento giurisprudenziale che va per la maggiore, la Corte di appello federale ha in tal modo  introdotto un grave precedente, legittimando in futuro le società di calcio a ricorrere all’escamotage dell’amministratore inibito (non in grado di poter firmare assegni) per poter nascondere le proprie inottemperanze amministrative. La Procura Federale non ci sta ad ammettere l’errore, mentre l’ufficio legale della Federazione per volontà del presidente Federale Tavecchio, ha chiesto d’urgenza di poter ottenere le motivazioni della sentenza. Non prima della fine del campionato, quest’ultime saranno sul tavolo degli avvocati per decidere il da farsi. Peccato che nella stagione che precede la disputa di un campionato europeo, per volontà interna della FIGC, non si possa prorogare l’attività agonistica oltre il 30 Giugno. Pertanto, considerando che un’eventuale procedimento dinanzi al Tnas determinerebbe un periodo di “riflessione” di ben 10 giorni onde consentire alle parti in causa di formulare le rispettive tesi, appare alquanto inverosimile che la soluzione del caso possa essere circoscritto alla giustizia sportiva. Più facile, da questo punto di vista, che le società di calcio interessate alla sentenza d’appello, possano decidere di ricorrere al TAR (organismo di giustizia ordinaria), violando la clausola compromissoria ed in tal modo risultando passibili di sanzioni da scontare nel corso della prossima stagione agonistica. Di sicuro, dovesse il Lanciano per effetto della sentenza della Corte di Appello Federale, conquistare la salvezza nelle prossime 2 giornate di campionato, la Procura Federale, qualora riformuli il deferimento (sconfessando se stessa), notificando l’atto all’amministratore inibito del club abruzzese ( il reale firmatario degli assegni che sarebbero dovuti essere corrisposti ai componenti dello staff tecnico), la formazione di Maragliulo si ritroverebbe ad essere penalizzata nel corso del prossimo campionato per un illecito amministrativo consumato nel corso dell’attuale stagione. Nulla di dire: trattasi di un vero pastrocchio federale all’italiana…..

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