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Taccone-Lotito, Fabiani-De Vito: Ecco le differenze….

12 angelo fabianiDue universi agli antipodi, due mondi paralleli che non s’intersecheranno mai. Salernitana ed Avellino, così vicine eppure così lontane. In quel di Serino, a pochi km di distanza dall’Irpinia, la società retta dal duo Lotito-Mezzaroma-che resta distante, arroccata in quel di Roma- un “vis a vis” con la squadra, un confronto diretto avrebbe potuto tenerlo. Di poi, un giro presso la sede sociale della società biancoverde, con taccuino alla mano non avrebbe fatto male. Tra una trattativa e l’altra, volta a liberare il club irpino da ingaggi onerosi corrisposti a giocatori sul finire della carriera (zito e Rea docent), Lotito e Mezzaroma avrebbero potuto parlare di calcio con Taccone ed il ds De Vito. Magari all’incontro, avrebbe potuto partecipare anche il ds Fabiani, completamente avulso dal calcio moderno in cui più che le risoluzioni contrattuali (pagate a peso d’oro) per calciatori in regime d’Inps sbarcati a Salerno onde completare il proprio percorso di pensionamento, avrebbe potuto prendere nota dal collega De Vito, abituato sulla scorta della programmazione, un passo alla volta ad acquistare i calciatori, lanciarli sul proscenio nazionale per poi rivenderli, realizzando le cosiddette plusvalenze. Se ad oggi l’Avellino può vantare una società florida con un palco giocatori di tutto rispetto, la bravura è tutta nella capacità del ds irpino, bravo a far fruttare gli investimenti societari, puntando sulla gioventù mista all’esperienza, acquistando il cartellino di calciatori importanti ( Zappacosta e Trotta, tanto per fare dei nomi), salvo sostituirli per effetto di sinergie e simpatie poste in essere con squadre di serie superiore. Le parti, sedute attorno ad un tavolo, gustando le prelibatezze gastronomiche irpine, avrebbero potuto parlare di calcio, appunto, derogando dal pallone, termine spesso abusato da Lotito quale eccezione negativa nei confronti di chi si permette di instaurare il contraddittorio, ma di fatto confacente alla propria politica desueta ed anacronistica di gestire l’azienda calcio. E’, infatti, un dato di fatto che dal 25 Aprile ad oggi la società granata, a differenza di quella irpina, sia rimasta mentalmente in Lega Pro senza comprendere fino in fondo il salto di categoria, adoperando una strategia (quella dell’acquisizione dell’ingaggio di calciatori stagionati), utile per vincere (soffrendo) in Lega Pro, non certo nella seconda serie italiana. Come la Salernitana, in grado di partire ed arrivare in ogni partita senza mai effettuare il cambio di passo, la società granata è rimasta ingarbugliata nella mentalità e nel modo di operare confacente al calcio minore, senza adattarsi al salto di categoria. Il bum-bum effettuato nel corso del mercato di riparazione, con calciatori giunti dalla Lazio o strappati alle società di appartenenza in cui costituivano degli esuberi, senza assecondare i dettami tecnici di Torrente, rischia di non pagare. Perchè il calcio e non il pallone praticato da Lotito e Fabiani, si fonda sulla definizione agli albori di ogni singola stagione degli obiettivi da coneguire. Ed allora, se un direttore sportivo, in grado nel 2008 di commettere i medesimi errori posti in essere ad oggi, risulta essere promosso a pieni voti dalla società, qualche dubbio sulle intenzioni della stessa è legittimo nutrirle. Oggi come allora, Torrente alla stregua di Brini, Mutti e Castori, diviene il capro espiatorio silenzioso, non esonerato per effetto di una mera diatriba tra Fabiani e Menichini assecondata dalla non volontà della società di investire seriamente al fine di adottare tutti gli strumenti necessari ad assicurarsi il patrimonio inestimabile della serie B. Ed allora, fino a Venerdì prossimo, la colpa delle deficienze tecnico gestionali di ds e società resterà tutta ascritta all’allenatore,ormai piombato  in uno stato di confusione generato dalla mancanza di una società seria alle spalle. Domani, dovesse essere fallita l’ennesimo banco di prova si troverà all’uopo un altro parafulmine su cui scaricare le gravi omissioni altrui. Eppure basterebbe tagliare i ponti con l’autore di una campagna trasferimenti impropria anche per il fantacalcio, per dare un segnale di volontà di risalita. Eppure, basterebbe spostarsi in Irpinia per acquisire con grande umiltà una lezione di calcio intensivo, derogando da un modo di fare il calcio, invero, più confacente al pallone delle serie dilettantistiche. Non comprendere come la stagione del 2008 sia la fotocopia spiccata dell’attuale stagione, il cui fautore come allora ha un nome e cognome (Angelo Mariano Fabiani), significa davvero parlare di pallone…Per l’appunto….

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