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Avellino, patron Taccone: “Deve essere una festa di sport.”

TACCONE avellinoAlla vigilia dell’importante derby di domani pomeriggio, il presidente Walter Taccone ha rilasciato una lunga intervista a TuttoSalernitana.com spaziando dalla storia dell’Avellino alle sue ambizioni fino al mercato. “Stiamo aspettando questo momento da diverso tempo, sono passate tre settimane, e in tre settimane il calcio francamente ci è mancato. Forse non valeva la pena di aspettare tutto questo tempo, perché la partita che affronteremo sabato è una di quelle partite importanti, sia per quanto riguarda il blasone sia per quanto riguarda i tifosi, e inoltre per la fratellanza che ci accomuna con una squadra della stessa regione: fa sempre dispiacere dover affrontare una squadra con cui c’è rispetto, ma il calcio è così, c’è qualcuno che vince e c’è qualcuno che perde”. All’andata era finita 3-1 per la Salernitana, poi però avete fatto 30 punti, e la Salernitana è riuscita a farne poco più della metà dei vostri. Ciò sta a significare che è stato svolto un grande lavoro soprattutto da parte vostra. “Più che altro c’è stata una programmazione che è stata avviata all’inizio del campionato, siamo partiti con una squadra praticamente nuova, con diversi giocatori nuovi rispetto all’annata precedente, un allenatore nuovo che probabilmente si è trovato forse qualche calciatore che era poco rispondente alla sua idea di gioco, per cui abbiamo dovuto ‘subire’ necessariamente questa rivoluzione, e ovviamente ne abbiamo pagato le conseguenze. Il calcio è spietato, quando fai una cosa che non programmata benissimo, come il cambio dell’allenatore, che è stato come un fulmine a ciel sereno, evidentemente si è pagata qualche conseguenza. Comunque la squadra si è ripresa bene, è stata sempre concentrata, sapevamo che Tesser è un grande allenatore e un grande uomo, ha ripreso in mano la situazione, sostenuto dai giocatori, e sostenuto dalla società. Nonostante i risultati non fossero dalla parte del mister, abbiamo fatto di tutto per mantenere Tesser con noi dandogli fiducia, dandogli entusiasmo e facendolo sentire a casa propria”. Lei aveva accettato, sei anni e mezzo fa, la sfida che era quella di far rinascere il calcio ad Avellino, con l’Avellino.12: se all’epoca le avessero detto che in pochi anni la società sarebbe stata competitiva anche per arrivare alla massima serie, lei ci avrebbe creduto? “No, francamente no. Veramente era partita come se fosse ‘Armiamoci e andate’. Quest’avventura partì goliardicamente, non avevamo nozione di quello che potesse succedere in questi anni, abbiamo acquisito esperienza, ci sono stati degli errori ovviamente, perché essendo neofiti qualche errore l’abbiamo pagato. Però la forza della società e un po’ di fortuna ci hanno consentito di raggiungere risultati che, come lei diceva, non erano ipotizzabili. Poi l’appetito viene mangiando, quindi man mano che vai avanti i risultati vengono e i tifosi si avvicinano alla squadra: io ricordo non con nostalgia, ma con preoccupazione, lo stadio Partenio Lombardi che in Serie D, quando io avevo cominciato, faceva cento spettatori. Erano i soliti aficionados che non ci hanno mai abbandonati, che hanno seguito la squadra in Sicilia, in Calabria, in campi difficilissimi, il merito che abbiamo ottenuto è sicuramente quello di aver riavvicinato il pubblico di Avellino alle grandi manifestazioni. Ne siamo particolarmente lieti, e vediamo che man mano che andiamo avanti i tifosi diventano più festosi, anche più rumorosi, ma mi auguro che questo rumore resti nella serietà calcistica: ognuno fa il tifo per la propria squadra, ma con grande rispetto per l’avversario”. Quindi, che sia una festa di sport domani. “Ma deve essere così: le due tifoserie e le due società l’hanno dimostrato nella partita di andata, perché si pensava che potesse essere una guerriglia, invece non è successo nulla. Le forze dell’ordine sono state impeccabili, i tifosi sono stati bravissimi, i dirigenti della Salernitana sono stati eccellenti sotto il profilo dell’organizzazione e dell’accoglienza. Spero di poter ripagare loro con la stessa signorilità e la stessa disponibilità. Dobbiamo smetterla di vedere gente che si accoltella, che fa a pugni, con armi in mano: è una cosa lontanissima dalla mia idea del calcio”. La scorsa settimana l’Avellino ha ceduto Zito proprio alla Salernitana, non avreste preferito averlo ancora con voi a disposizione per il derby? “Il discorso di Zito l’ho già spiegato a qualche suo collega: l’abbiamo preso con noi diciotto mesi fa, quando è venuto gli abbiamo fatto una festa da grande trionfatore, Antonio se lo ricorderà sempre, e lui ci ha ripagato con la stessa moneta, facendo benissimo quando ha giocato e anche nello spogliatoio. È un uomo che dà sostanza, uomo di grande qualità, poi il fatto che non abbia trovato costantemente posto nella nostra rosa ha fatto in modo che le sue ambizioni fossero in linea con l’idea del presidente, che era quella di dargli la possibilità di giocare se avesse trovato una sistemazione e una società che gli avrebbe dato un contratto più lungo di quello che aveva. Allora non mi sembrava giusto fargli fare altri sei mesi in cui avrebbe giocato una volta sì e una volta no. Zito ha dato tanto per l’Avellino, io lo ringrazierò sempre, ci siamo salutati affettuosamente, e lo affronteremo come avversario degno: ovviamente mi auguro che l’Avellino vinca, però ci affronteremo a viso aperto stimandoci reciprocamente”. Trotta è virtualmente in Serie A, è un giocatore che si merita la A? “Abbiamo parlato, so che il ragazzo ha ambizioni importanti perché vuole andare a giocare in Serie A, perché ha ambizioni di natura diversa da quelle nostre. Quando è venuto in gennaio dell’anno scorso era venuto con questo intento, darci una mano a cercare di andare in Serie A, e l’abbiamo sfiorata; e con il tempo, appena fosse stato possibile, avremmo dovuto cederlo a una squadra di Serie A. Finalmente c’è qualcuno che si è fatto vivo, si è parlato con i procuratori e anche con me, per la verità, ed è una cosa più di un pour parler. Non è ancora deciso nulla, quindi può darsi che sabato Trotta giochi ancora con l’Avellino così come può essere che non giochi con l’Avellino se succedono delle cose in questo lasso di tempo. Comunque, come ho detto in precedenza, bisogna dimenticarsi le cifre che stanno sui giornali, tre milioni, quattro milioni, eccetera… Non sono queste le cifre di cui stiamo discutendo: i soldi li hanno poche società e chi li ha cerca di spenderne il meno possibile…” L’Avellino è stato attivo sul calciomercato, e anche la Salernitana è stata attiva sul mercato. Come giudicherebbe gli interventi fatti dai granata? “Guardo prima in casa nostra: abbiamo preso un terzino destro dal Lanciano, che è Pucino, un centrocampista del Lanciano, Paghera, e ovviamente abbiamo preso Sbaffo che è un trequartista. Con questi tre uomini la squadra forse prende una fisionomia, magari ci mancherebbe un centrale di difesa anche se Ligi e Rea si sono comportati benissimo, ma se dovesse uscire un difensore probabilmente potremmo accedere anche a un altro difensore, poi se dovesse andare via Trotta avremmo bisogno di un’altra punta. Riguardo alla Salernitana, ho visto che hanno preso da Silva che è un ottimo ragazzo, si sta anche muovendo benissimo, non poteva fare diversamente il mio amico Claudio –Lotito, ndr – con tutte le sue capacità: la Salernitana può ricostruire una squadra vincente in tempi rapidissimi. Sia che la Salernitana sia la stessa squadra dell’andata, o che sia mutata rispetto all’inizio, noi l’affronteremo con il solito rispetto e con determinazione. I derby si vincono con queste prerogative, chi ha più fame vince, chi corre di più vince, sono caratteristiche che hanno sempre animato l’Avellino e anche la Salernitana”. I più grandi successi l’Avellino li ottenne con Sibilia in società, che ricordo ha di lui? “E’ sicuramente stato un punto di riferimento importante per il nostro calcio. Ha fatto tantissimo per l’Avellino e resta il presidente per antonomasia. Cercherò di rinverdire quei fasti, se ci riusciamo, ma non è una cosa fondamentale. Avellino ha già una squadra in Serie B ed è già un grande lusso, i tifosi per fortuna stanno seguendo quello che dico, sono tutti contenti di conservare la categoria cercando di non soffrire, poi se dovesse succedere qualche miracolo faremo di tutto per conquistare le mete più ambiziose possibili. L’Avellino sta bene in Serie B e sono onorato di rappresentare la città in questo campionato, sarebbe un grande risultato tenere per più di tre anni la squadra in Serie B”. L’Avellino è dentro la zona play-off, c’è qualche concorrente pericolosa a cui bisogna stare attenti, tra quelle che in classifica stazionano più dietro? “Sto guardando quelle che stanno davanti a noi, non quelle dietro. Fino a due mesi fa sembrava una chimera guardare quelle che stanno davanti, e oggi le guardiamo, e ci accorgiamo che non siamo tanto distanti, ovviamente tralasciando le prime due che hanno un vantaggio importante. Abbiamo rosicchiato punti, per cui può succedere di tutto. Per questo il campionato di B è bello, fino all’ultima giornata non si può sapere chi sarà promosso. Quest’anno la Serie B secondo me si è maturata notevolmente, un campionato livellato in alto, con ottime compagini e con ottimi giocatori. Restare in questa categoria per noi è fondamentale, è il nostro primo obiettivo, poi cercheremo di fare il massimo da adesso fino alla fine”.
fontE: tuttoavellino

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