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Quattro punti in due gare possono bastare, tra silenzi e conferenze stampa da ri”guardare”

torrente-marianiIn fondo è una matricola. Invero, basterebbe leggere la formazione di partenza per comprendere a quale (reale) obiettivo miri la formazione granata in questa stagione. Due partite sono poche, ma gli indizi sono già cospicui per tracciare a prima sensazione, pregi e difetti della squadra granata, sulla scorta del precampionato e degli impegni ufficiali sostenuti dagli uomini di Torrente nella competizione tricolore. Al “Rigamonti”, dinanzi ad un Brescia imbottito di giovanotti di belle speranze, Torrente nell’undici titolare (avente l’età più alta del campionato), ha schierato tra i pali- ruolo in assoluto più delicato- un classe 1995, che per carità, non avrà responsabilità sui goal subiti, ma come accaduto già in quel di Foligno (trattasi di una mera amichevole), conferma l’insicurezza tipica di un debuttante sottoposto agli inevitabili effetti del triplo salto in avanti compiuto da un giorno all’altro. Fatta tale premessa, appare verosimile o quanto meno saggio, al fine di non bruciare un ragazzo che con l’Avellino ha rischiato di inficiare in negativo il risultato, puntare sull’estremo difensore Terracciano, che pure a Catania ed Avellino non ha lasciato un buon ricordo. Il match con il Brescia ha confermato le lacune tecnico-caratteriali (scusate s’e’ poco) dell’estremo difensore, l’imbarazzante fase difensiva di Michele Franco e l’incompatibilità di Moro e Pestrin a centrocampo, a cui Torrente ha voluto affidarsi per evitare le scorribande degli avanti avversari nei vuoti e praterie lasciate sette giorni orsono nel cuore del reparto da cui fioriscono le sfortune e/o le fortune stagionali. Dicevamo della lettura della formazione: tralasciando l’estremo difensore, ancora in grado di poter migliorare per età e potenzialità, risulta essere alquanto difficile giustificare l’errore commesso da Massimo Coda (all’esordio dal 1′) nella migliore condizione possibile che un attaccante nel corso di una gara può augurarsi per timbrare il cartellino. Le preghiere di Minelli fanno il palio solo con gli improperi giunti dall’altra parte dello stadio per l’importanza dell’occasione gettata al vento, acuita dall’immediata applicazione della legge “goal mancato, goal subito”, da sempre in vigore ed in costante applicazione per i granata (ci mancherebbe, ignorantia legis non excusat). Ai più, probabilmente potrebbe balenare l’idea che l’arrivo dell’ex Parma in luogo di Riccardo Maniero, sia più compatibile con l’unico obiettivo perseguibile dalla Salernitana (eccesso di cattiveria?): la salvezza. Per raggiungere quest’ultima senza patemi è, tuttavia, necessario essere cinici sotto porta ed evitare all’imponderabile gli errori difensivi. Insomma, tutto ciò che all’atto pratico, in occasione delle due reti siglate da Morosini, la Salernitana non ha saputo o non è stata in grado di fare. E’ su questo punto che Torrente dovrà concentrarsi, così come la società da parte sua dovrà rivedere qualche difetto di comunicazione: le conferenze stampa preconfezionate nei riquadri di uno sterile ed a se stante monologo del tecnico granata, non fanno notizia, semplicemente perchè prive delle risultanze di un contraddittorio che, indipendentemente dalla lesione del diritto di cronaca,offendono l’interesse del pubblico “pagante” di interloquire con i propri beniamini attraverso i mass media, nel mero rispetto dei ruoli. Nel 2015 in Italia e nella Comunità Europea, in generale è mera prassi, a Salerno tale modus agendi è una semplice chimera. Forse qualcuno dimentica che la Salernitana è in serie B….

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